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23 febbraio 2024, Aggiornato alle 19,53
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Record export italiano in Cina a febbraio

3 miliardi di euro, un valore mai raggiunto prima. Secondo gli analisti è probabile che sia dovuto alla domanda di un farmaco usato per curare il covid

(Frans Berkelaar/Flickr)

A febbraio scorso, secondo i dati della Banca d'Italia, le esportazioni italiane verso la Cina hanno raggiunto un nuovo record mensile, pari a 3 miliardi di euro, in aumento del 62 per cento su febbraio 2022 e il doppio su dicembre 2022. Secondo gli analisti è probabile che questo rimbalzo senza precedenti è dovuto all'esportazione dall'Italia alla Cina di un prodotto farmacologico specifico, l'acido ursodesossicolico (UDCA), un farmaco generico usato per trattare calcoli biliari e problemi al fegato e che la Cina importerebbe per utilizzarlo nei trattamenti contro il coronavirus.

Che l'UDCA possa essere utile contro l'influenza da covid non lo ha stabilito il governo cinese ma è una valutazione riscontrabile in diversi studi, come quello pubblicato da Nature a dicembre scorso, dove si afferma che questo principio attivo rallenta la conversione di un enzima che pare faciliti l'ingresso del virus nell'organismo, anche se i ricercatori dello studio precisano che si tratta di una conclusione parziale. Il punto è che, non avendo un vaccino a mRNA contro il covid – che si è rivelato il più efficace di tutti –, in Cina i medici del Paese in questo periodo tendono a prescrivere farmaci a base di UDCA.

Le esportazioni di questo prodotto sono iniziate ad aumentare a dicembre, subito dopo l'aumento dell'epidemia in Cina, il che avvalora l'ipotesi. «Questa coincidenza c'è, però non è del tutto chiaro se il prodotto principale venduto sia il farmaco UDCA», sottolinea Peter Ceretti, analista di Eurasia Group.

Un'altra ipotesi, correlata ma diversa, è che l'aumento delle esportazioni sia dovuto alle riesportazioni: merce importata in Italia dalla Germania da multinazionali farmaceutiche ed esportata poi in Cina in altra forma. A gennaio le riesportazioni Italia-Cina sono state pari al 44 per cento del totale, ed è probabile che questa quota «possa essere legata alle attività di trasferimenti di merci delle multinazionali farmaceutiche», sottolinea Ceretti.

Non è facile ridurre la complessità di tutti questi dati a una sola causa. Forse la verità sta nel mezzo. «È possibile – ipotizza Ceretti - che il farmaco UDCA abbia avuto un ruolo importante, ma è più plausibile che a questo aumento abbia contribuito un insieme di ragioni», come le riesportazioni di farmaci.

A complicare il quadro c'è il fatto che, come rileva Eurostat, in Cina le importazioni dall'Italia nei primi due mesi dell'anno sono in linea con l'anno passato e non risultano aumentate. Ma questo può essere dovuto a diversità di prassi: il cambio della valuta, tempi diversi di registrazione delle merci, sistemi  di classificazione merce differenti. «Ognuno di questi tre fattori non spiega però una differenza così grande, che è effettivamente molto strana. Magari nei prossimi mesi ci saranno delle correzioni ai dati cinesi, cosa che avviene piuttosto spesso», conclude Ceretti.

Tag: cina - economia