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04 dicembre 2020, Aggiornato alle 21,47
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Rapporto UNCTAD: Asia resiliente, America Latina senza rimbalzo, Africa marginale

Nell'epicentro del commercio mondiale l'impatto della Covid è stato misto e ha spinto sulla diversificazione dei trasporti. L'America meridionale si è mostrata forte nei servizi container e nel cabotaggio

Il porto di Lagos, in Nigeria (intelservices.com)

a cura di Paolo Bosso

La più resiliente è stata l'Asia, ed è una buona notizia perché è il cuore del mercato globale. In America Latina e Caraibi il crollo è stato notevole ma contenuto per petrolio, rotabili e passeggeri. In Africa  - se si esclude il Nord – la scarsa connettività extra-continentale, rispetto alle altre regioni, rende il calo relativamente marginale. L'ultimo rapporto sul trasporto marittimo dell'UNCTAD, la conferenza ONU sul commercio e lo sviluppo, fotografa un commercio mondiale altalenante, ammaccato e trasformato dopo tre mesi di lockdown seguiti da un paio di rimbalzo economico e da un altro, quello che viviamo adesso, caratterizzato da lockdown a macchia di leopardo e con intensità diverse.

Leggi i rapporti per Asia/Pacifico | America Latina e Caraibi | Africa

Asia
L'impatto della Covid è stato misto: quello a Nord ha retto ed è anzi stato in ripresa per un periodo più lungo di qualsiasi altro, mentre il Sud ha sofferto di più. A luglio, con diverse settimane di ripresa alle spalle, il calo delle importazioni dell'area settentrionale è stato del 4 per cento mentre le esportazioni dell'1 per cento, in contrasto con il crollo delle regioni meridionali, dove le importazioni sono diminuite del 23 per cento e le esportazioni del 29 per cento.

La mancanza di lavoratori e i vincoli alla mobilità hanno avuto un impatto sulla consegna dei componenti, spingendo la Cina a creare un punto di approvvigionamento diretto in Vietnam e spostando una parte del trasporto terrestre sull'aereo, cercando così di ridurre l'impatto sugli interscambi dovuti alle limitazioni alla circolazione.

Un'altra caratteristica del commercio asiatico di quest'anno, soprattutto nel pieno della pandemia, è stata la congestione dei porti. A fine aprile, per esempio, nell'area dei porti indiani di Jawaharlal Nehru e Chennai non sono stati consegnati circa 150 mila TEU. Colpita anche l'attività di demolizione, intensa in quest'area, inclusi Bangladesh e Pakistan, con le comesse drasticamente calate fino a un blocco durato alcune settimane.

L'Asia resta comunque l'epicentro del commercio mondiale, con il 40 per cento del traffico container globale concentrato nei soli interscambi interni, nel 2019.

America Latina e Caraibi
Nel secondo trimestre il crollo è stato del 21 per cento nelle esportazioni e del 33 per cento nelle importazioni. A luglio non c'è stato un rimbalzo, per via dell'aumento esponenziale dei contagi, lì dove nell'area asiatica è stato il mese del rimbalzo del prodotto interno lordo. Comunque sia, a luglio l'area dell'America Latina e dei Caraibi ha visto calare le esportazioni del 12 e le importazioni del 24 per cento. Nella prima metà del 2020 il calo del traffico portarinfuse a carico secco è stato del 26,6 per cento mentre è stato più contenuto quello liquido, del 10,8 per cento.

L'aspetto interessante da osservare è nel traffico di cabotaggio, ro-ro e container. Quest'ultimo è calato di solo il 4 per cento nella prima metà dell'anno, mentre gli scali di rotabili sono calati in modo contenuto, del 16,6 per cento, invece gli scali delle navi passeggeri del 26,3 per cento. È una tendenza che l'UNCTAD riconduce alla necessità dell'approvvigionamento alimentare in un'area popolosa.

Africa
Se si escludono i porti di Lagos, Durban e Tanger Med, i bassi livelli di connettività marittima dell'Africa rendono la regione ancora marginale. Il gap infrastrutturale nei libelli di automazione e tecnologia è ancora alto e rende il continente uno dei meno attivi nello shipping, con un terzo dei Paesi che non affacciano sul mare. Comunque nel secondo trimestre di quest'anno le esportazioni sono calate del 35 per cento e le importazioni del 25 per cento. A luglio il recupero è stato più sostenuto sulle importazioni (-17%) che sulle esportazioni (-21%). 

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