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13 agosto 2022, Aggiornato alle 15,15
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Infrastrutture

Porto di Venezia, il VIA sta rallentando i dragaggi

37 operatori dello scalo commerciale, le università venete, il CNRR e l'istituto nazionale di oceanografia denunciano il solito stallo amministrativo-ambientale dalle richieste assurde

L'ingresso dell'Arsenale di Venezia (grobery/Flickr)

I dragaggi nel porto di Venezia stanno rallentando a causa dei rigidissimi, eccessivi, parametri ambientali. Lo denunciano le principali università venete, il CNRR, l'istituto nazionale di oceanografia e il Venezia Port Community, una recente associazione che rappresenta 37 soggetti operatori dello scalo commerciale. Gli enti di ricerca coinvolti sono quelli riuniti in CORILA, associazione no-profit tra l'Università Ca' Foscari di Venezia, l'Università IUAV di Venezia, l'Università di Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale con la supervisione del ministero dell'Università e della Ricerca.

Lo scoglio è la Valutazione di impatto ambientale (VIA), sostanzialmente l'autorizzazione governativa a rimestare e spostare le sabbie scavate dal fondale delle banchine. Il problema è che il documento, elaborato dal ministero dell'Ambiente, chiede in questo al ministero delle Infrastrutture, responsabile dei lavori, di procedere ad una revisione totale del piano morfologico, il cui iter di approvazione è iniziato ventuno anni fa e include il conferimento dei fanghi escavati, cioè dove scaricarli una volta aspirati dal fondale. Una valutazione in contrasto con la decisione del ministero delle Infrastrutture di giugno scorso di creare un gruppo di lavoro dedicato al dragaggio del porto di Venezia.

Alessandro Becce, presidente di Venezia Port Community, parla a proposito delle richieste del VIA di una «interpretazione integralista della parte ambientale», che «sta acuendo i problemi anziché fornire le soluzioni. Sostenibilità vuole dire anche poter dare agli imprenditori la possibilità di investire per creare sviluppo e lavoro nel rispetto dell'ambiente, in un quadro normativo che garantisca chiarezza di prospettive e certezza dei tempi». In ballo ci sono grossi volumi di escavo, pari a 600 mila metri cubi l'anno.

I dragaggi sono fondamentali per tenere operativo un porto che accoglie grandi navi. Come ripetono spesso gli operatori, insufficienti pescaggi limitano i servizi internazionali che un porto può ospitare. Nel caso di Venezia sono una serie di linee marittime mancanti provenienti dall'Asia, potenzialmente ottenibili. Analoghe conseguenze subiscono i lavoratori del settore crocieristico, «laddove in aggiunta ai ben noti effetti devastanti del decreto-legge 103 - spiega Becce riferendosi al divieto da agosto 2021 del transito nei canali del centro città delle grandi navi da crociera  - si aggiungono i mancati dragaggi che limitano ulteriormente la capacità dei canali di grande navigazione Malamocco Marghera e Vittorio Emanuele, oltre al blocco della procedura di VIA sul bacino sud di Fusina. Anche il settore industriale risente del fatto che i canali portuali e gli ormeggi operativi non raggiungono le sezioni e le profondità previste dal Piano Regolatore con evidenti diseconomie».

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Tag: venezia - dragaggi