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29 ottobre 2020, Aggiornato alle 22,32
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Porto di Venezia: cresce il ferro, cala l'energia

Si ridimensionano carbone e petrolio, per ragioni diverse. Prodotti siderurgici relativamente stabili. Nessun crocierista

La raffineria di porto Marghera

Sono soprattutto il carbone e il petrolio, per ragioni diverse, le merci più in calo in questo primo semestre dell'anno per il porto di Venezia. I prodotti siderurgici, invece, sono relativamente stabili. I dati sui traffici in entrata e in uscita resi noti dall'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Settentrionale – alle prese con una travagliata approvazione di bilancio - registrano una movimentazione merci di 11,093.854 tonnellate, in calo del 12,4 per cento rispetto al primo semestre 2019. La flessione si attenua guardando agli ultimi undici mesi (giugno 2019-luglio 2020), che registra un meno 8,2 per cento. 

Per il traffico ferroviario si prevede un anno di crescita, considerando che nei primi sei mesi sono stati movimentati 46,364 carri, per un totale di 1,177.598 tonnellate, quando nel corso di tutto il 2019 i carri sono stati 84,681 per 2,144.328 tonnellate. «È un risultato frutto anche degli investimenti anticiclici effettuati negli ultimi anni e dimostra la volontà e l'impegno degli scali portuali veneti nell'espandere i confini del mercato servito, affidandosi sempre di più al ferro piuttosto che alla gomma», sottolinea il presidente dell'autorità di sistema portuale, Pino Musolino.

Entrando nel dettaglio, nel primo semestre 2020 il liquid bulk (prodotti petroliferi) scende di oltre 400 mila tonnellate (-8,9%); il dry bulk (rinfuse minerarie e alimentari) perde 600 mila tonnellate (-18,7%), il general cargo si attesta a -11,4 per cento, i contenitori perdono il 13 per cento, arrivando a 264,285 TEU. Quasi azzerato il numero dei crocieristi, in calo del 99 per cento. I passeggeri dei traghetti calano invece dell'81,9%. 
 
Il settore energetico sfriora sessanta per cento del calo complessivo dei traffici veneziani: il 37 per cento del tonnellaggio in meno viene dalle importazioni di carbone (-587 mila tonnellate). Questo è principalmente dovuto alla Strategia energetica nazionale che impone l'abbandono graduale di questa materia prima. Invece, il calo di 350 mila tonnellate (il 22% del traffico complessivo perduto) dei prodotti petroliferi è la conseguenza diretta dei minori consumi di carburanti destinati all'uso aeronautico e all'autotrazione. 

L'unico settore che non si ridimensiona è quello siderurgico, mantenendosi su valori stabili: -1,8 per cento, pari a 36 mila tonnellate in meno, l'equivalente di una nave in meno rispetto all'anno scorso. «Un dato particolarmente rilevante che esprime l'essenza degli scali lagunari quali porti a servizio delle aziende del Veneto e del Nordest», specifica l'autorità di sistema portuale in una nota.

Infine, il semestre del porto di Chioggia, con 471,247 tonnellate, cala del 26,9 per cento. Su base annuale (luglio2019-giugno2020), il calo è del 4,6 per cento. A perdere tonnellate nel primo semestre è soprattutto il settore general cargo (-64,3%), mentre sono in controtendenza i dry bulk con un più 4,8 per cento, e i container.
 
La crisi economica dovuta alla pandemia, sottolinea Musolino, «è un fenomeno esogeno rispetto alla nostra economia, cui non abbiamo potuto far altro che opporre tutto il nostro impegno, attivando in tempi record nuove procedure di lavoro in sicurezza con l'aiuto di tutta la comunità portuale e continuando a fare il nostro lavoro per mantenere la competitività del sistema in una fase storica inedita e caratterizzata da fluttuazioni difficilmente prevedibili della domanda e dell'offerta di materie prime e prodotti finiti». 
 

Tag: venezia - traffici