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24 settembre 2018, Aggiornato alle 14,01
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Porti italiani, mezzo miliardo di tonnellate nel 2017

Il primo sistema portuale è quello genovese. La merce principale è liquida. Ma bisogna sviluppare il digitale. La fotografia del bollettino di Assoporti


di Paolo Bosso

I porti italiani nel 2017 hanno raggiunto la soglia del mezzo miliardo di tonnellate movimentate - per lo più rinfuse liquide, container e rotabili, in ordine - crescendo dell'8 per cento. I sistemi portuali con maggiori margini di sviluppo sono quello di Gioia Tauro (non ancora costituito) e della Sardegna. Ma la portualità deve crescere nella digitalizzazione delle operazioni per essere competitiva. È la fotografia che Assoporti fa nel 'Bollettino 2017', pubblicato in occasione dell'approvazione del bilancio di previsione dell'associazione e realizzato da Oliviero Giannotti.

Per la prima volta (la riforma dei porti è di settembre 2016) è stata stilata una classifica delle 15 Autorità di sistema portuale (Adsp) che governano oltre 50 scali. Al primo posto si trova quello di Genova-Savona-Vado Ligure, seguito da Trieste-Monfalcone e da Gioia Tauro (che include Corigliano Calabro, Villa San Giovanni, Messina, Milazzo, Tremestrieri, Vibo Valentia e Reggio Calabria ma non è stato ancora costituito). Nel complesso hanno movimentato 500 milioni di tonnellate, circa 50 mila tonnellate in più del 2016.

La classifica completa (tra parentesi le merci in milioni di tonnellate) 
1. Liguria occidentale (68,05)
2. Adriatico orientale (66,58)
3. Tirreno Meridionale, Ionio, Stretto (non costituita – 59,03) 
4. Sardegna (48,84)
5. Tirreno settentrionale (41,07)
6. Tirreno centrale (37,39)
7. Sicilia orientale (36,09)
8. Adriatico centro settentrionale (26,50)
9. Adriatico settentrionale (25,13)
10. Ionio (21,64)
11. Liguria orientale (18,26)
12. Adriatico meridionale (16,92)
13. Tirreno centro settentrionale (16,75)
14. Adriatico centrale (11,02)
15. Sicilia occidentale (6,98)
TOTALE 500,32 (+8,2%)

Rinfuse liquide al centro
Più di un terzo (37,5%) del traffico portuale nazionale è costituito da rinfuse liquide, circa un quarto (23%) da merci in container, circa un quinto (21,2%) da rotabili, il 13,9 per cento da rinfuse solide.

Container
Per quanto riguarda i contenitori, ad essere cresciuto e il traffico in origine-destinatione (+5,7%), mentre il trasbordo ha perso il 6,9 per cento. I porti che sono cresciuti di più sono quello di Genova, La Spezia, Napoli e Trieste.

Investimenti
Confrontato con la Spagna, lo Stato italiano investe molto meno sui porti. Assoporti ha calcolato che tra il 2000 e il 2016 nella penisola iberica sono stati spesi 12 miliardi di euro, mentre in Italia tra il 1998 e il 2004 ne sono stati spesi 2,2 miliardi, «da allora non è stato previsto un piano di intervento organico», si legge nel Bollettino.

Digitalizzazione
«I dati testimoniano la necessità di rilanciare la portualità nazionale con piani di investimento in opere strategiche in grado di consentire un recupero del gap infrastrutturale verso i concorrenti», si legge nel Bollettino. Interventi come «la digitalizzazione dei processi e delle operazioni portuali». 

Assoporti vede nel 'Piano strategico nazionale della portualità e della logistica' alcuni aspetti che fanno «ben sperare sul futuro della portualità italiana». Qualunque rilancio della portualità nazionale, conclude il bollettino, deve passare per l'Unione europea, in particolare con iniziative in seno alla Commissione Ue, «con riferimento alla prossima revisione delle reti Ten-T».