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23 ottobre 2021, Aggiornato alle 18,41
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Porti, Duci (Federagenti): "O si attua pienamente la riforma, o ne facciamo un'altra"

Il presidente della federazione degli agenti marittimi ritiene che il governo debba aprire un tavolo di confronto con gli operatori

Gian Enzo Duci

O il governo dà piena attuazione alla riforma Delrio della portualità o sarà necessario riaprire un tavolo per pensare una nuova riforma che consenta di avere una strategia condivisa del sistema portuale a supporto dell'economia del Paese. È l'alternativa posta dal presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci, che dopo aver indicato nei giorni scorsi un momento storico di grandi opportunità per i porti italiani con la guerra fredda fra Cina e Usa e il disgelo fra arabi e israeliani, rilancia la necessità, oggi più che mai, complice anche il Covid-19, di una regia nazionale della logistica dei trasporti e dei porti.

"Il tavolo di coordinamento dei presidenti delle Autorità di sistema portuale e il tavolo di partenariato previsti dalla riforma del 2016 avrebbero dovuto consentire di avere uno strumento di coordinamento del sistema portuale italiano e allo stesso modo anche un tavolo di confronto con gli operatori, ma è una parte rimasta inattuata", ricorda Duci. "Abbiamo visto quanto c'è bisogno di una regia anche quando, di fronte alla possibilità di fare un intervento strutturale sull'intero sistema delle infrastrutture in Italia, con il recovery fund, abbiamo assistito all'ennesima corsa in ordine sparso di tutti i soggetti: i singoli presidenti delle autorità portuali e degli aeroporti, i gestori delle singole autostrade – continua il presidente di Federagenti -. È evidente che nel nostro Paese manca una regia chiara che abbia presente quanto la logistica è essenziale ed è ancora più preoccupante che sia avvenuto ora, con il Covid".

"Nel momento in cui riporti le persone in casa, devi avere un sistema di distribuzione che funzioni in maniera straordinariamente perfetta" spiega ancora Duci. Paesi europei come Germania, Francia, Svizzera e Olanda ed extraeuropei come Cina e Giappone hanno supportato in questi anni la nascita di campioni della logistica e da poco il colosso tedesco Hhla ha firmato un accordo per diventare primo azionista della piattaforma logistica del porto di Trieste.

"Mentre noi ci preoccupiamo della rotta artica - afferma Duci - i nordeuropei si rendono conto di come il climate change nel medio e lungo periodo crea problemi di accesso ai loro scali, essendo quasi tutti porti che necessitano o un passaggio fluviale o vanno soggetti a interramenti e per queste problematiche è importante avere anche una sponda a Sud. Questo dovrebbe darci un segnale: sta ragionando sul sistema dei porti italiani più un'amministrazione pubblica tedesca di quanto non stia facendo quella italiana. Quindi è indispensabile – conclude Duci – rimettere mano alla riforma Delrio per darne quantomeno attuazione".
 

Tag: porti