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23 ottobre 2019, Aggiornato alle 17,06
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Porti abruzzesi a Civitavecchia, Federagenti: "È inutile"

Gli agenti marittimi criticano l'ipotesi di uno spostamento di competenze dall'authority adriatica a quella tirrenica

Il porto di Ploče

L'idea di uno spostamento di competenze da Ancona a Civitavecchia, dall'Abruzzo al Lazio, dei porti abruzzesi di Pescara e Ortona non è solo assurda ma anche paradossale in un Paese come l'Italia che proprio nella portualità ha ben altri problemi, seri, da risolvere.

N'è convinta Federagenti che critica un'ipotesi ventilata da un po' di tempo tra gli imprenditori locali e accolta favorevolmente dalle Regioni Abruzzo e Lazio. Nei giorni scorsi anche il vicesindaco di Civitavecchia, e assessore allo sviluppo portuale, Massimiliano Grasso, si è detto favorevole.

Federagenti critica l'ipotesi progettuale di uno sganciamento dei porti abruzzesi dalle Marche per aggregarsi a quelli della Capitale, che passerebbero dall'essere gestiti dall'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Centrale a quella del Tirreno Centro-Settentrionale, la ritiene «fantascientifica» e «provocherebbe una dispersione di risorse, tempi burocratici infiniti e il blocco di tutti i lavori previsti nei porti abruzzesi».

Come ha sottolineato Grasso, la ragione di questo trasloco di competenza risiederebbe nella possibilità di creare un corridoio commerciale tra Barcellona, Civitavecchia, Ortona e il porto croato di Ploče. Anche se, sottolinea Federagenti, verrebbe creato «in assenza di traffico tra Ortona e Ploče nonché di collegamenti efficienti fra Tirreno e Adriatico».

La federazione degli agenti marittimi invita la Regione Abruzzo e le associazioni imprenditoriali, che si sono «innamorati di un sogno», a concentrare gli sforzi «su obiettivi fattibili», visto che «già i corridoi Ten-T pianificati da due decenni faticano in Italia a diventare realtà».