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20 aprile 2024, Aggiornato alle 20,22
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Politiche marittime

Perché privatizzare i porti quando si può parlare di privatizzare i porti?

L'ennesima, fotocopiata polemica sull'eventuale privatizzazione delle autorità portuali ha visto stavolta "contrapposti" il ministro Tajani da un lato e i sindacati e il PD dall'altro

Il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani (European People's Party/Flickr)

Si torna a parlare di privatizzazione dei porti. Mai in termini precisi, sempre abbastanza grossolani. Mai concreti, o seri nelle intenzioni, piuttosto utili ai giornali che possono pubblicare i "botta e risposta" (e stavolta non ci esimiamo neanche noi). Botte e risposte, come se effettivamente ci sia stato un confronto diretto tra più soggetti e non, come invece accade ogni volta, una successione di dichiarazioni slegate tra loro, fatte in contesti diversi ma presentati in successione come una successione di argomentazioni.

Non ce ne voglia il lettore annoiato: sui porti il livello della discussione è questo qui. Prendere o lasciare. E non ce ne voglia neanche se non esprimiamo la nostra opinione su un'eventuale privatizzazione dei porti: non essendoci nulla di concreto e serio, di cosa dovremmo parlare?

Il primo a iniziare stavolta è stato Antonio Tajani, vicepresidente del consiglio e ministro degli Affari esteri del governo Meloni, che ieri, al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ha parlato di diversi argomenti: PNRR, Niger, Patto di stabilità, Piano Mattei. Di porti ne ha parlato in termini generali, all'interno di un più ampio accenno a un'eventuale privatizzazione di alcuni asset statali per dare la possibilità allo Stato di fare cassa. «Per trovare più fondi per il bilancio dello Stato - ha detto Tajani - penso alle privatizzazioni, non dell'acqua ma ad esempio degli scali portuali. Procediamo in una direzione che porti l'Italia a crescere. Servono privatizzazioni, la riforma burocratica, fiscale, della giustizia civile che così com'è porta danno al Pil. La manovra deve puntare alla crescita del nostro Paese».

Un piano di privatizzazione del genere, secondo Tajani, potrebbe iniziare con la prossima legge di bilancio, da approvare a fine anno. «Per trovare i soldi si può lavorare sulle liberalizzazioni: si può puntare sulla privatizzazione delle municipalizzate e dei porti ma anche su una spending review intelligente, non come quella indicata a suo tempo da Cottarelli», ha detto Tajani.

In che forma dovrebbe essere questa privatizzazione dei porti e con che tempi non è dato saperlo. Quelle che non sono mancate, però, sono state le risposte piccate a un'eventualità del genere. Perché anche solo l'eventualità, un'eventualità genericissima, magari carica di intenzioni ma senza contenuti, basta a prenderla come una cosa molto, molto seria. Non sia mai si incalzi il privatizzatore di turno a esprimersi sui contenuti, costringerlo a esporsi veramente. No. Quello che conta è rispondere con un pavloviano "secco no". Stavolta però i sindacati, sempre e solo loro prontissimi a rispondere, non sono stati da soli.

In un comunicato, il PD Liguria ha risposto a Tajani che nel caso in cui si procederà con una privatizzazione dei porti ci sarà una «mobilitazione per fermarla». «L'idea che le destre hanno dei sistemi portuali è nemica dei beni pubblici e della concorrenza», hanno scritto in una comunicato Davide Natale e Simone D'Angelo, rispettivamente consigliere regionale e segretario genovese del Partito Democratico.

La Filt-Cgil ha risposto a Tajani in termini diversi ma con gli stessi contenuti, scrivendo in una nota che «svendere i porti per fare cassa è sconcertante. Sono un asset strategico per il nostro Paese sotto tanti punti di vista ed è per questo che devono restare in mano pubblica. La sola idea di voler privatizzare i porti - sottolinea la federazione dei trasporti della Cgil - è di per sé molto grave e vogliamo auguraci che il vicepremier Tajani abbia preso un colpo di sole e che venga smentito dalle altre forze politiche di maggioranza. Diversamente questo Governo troverà una dura e ferma risposta da parte delle lavoratrici e dei lavoratori di tutto il cluster portuale».

Anche Uiltrasporti ha voluto dire la sua. «È molto preoccupante che un partito di governo come Forza Italia metta al centro della propria iniziativa politica la privatizzazione dei porti che va ad incidere su un interesse così delicato e importante per il Paese, creando le condizioni per la loro vendita. Un'impostazione con cui non potremo mai essere daccordo e sulla quale daremo battaglia», ha detto il segretario generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi. «Il 60 per cento dei 600 miliardi di esportazioni del nostro Paese passa per i porti, privatizzarli quindi significherebbe anteporre interessi privati a quelli del Paese. Già nel '94 l'Italia è stata antesignana in Europa per quanto riguarda la privatizzazione delle operazioni portuali, ma l'ambito demaniale e il sistema di regolazione devono mantenere un'impostazione pubblicistica e chi vuole il contrario troverà sempre la nostra ferma opposizione».

E quindi eccoci qui, con un altro botta e risposta pregnante, carico di contenuti. Chiarissimo. Vi sentite più informati, ora? In ogni caso, se ne avrà modo di riparlarne, ancora e ancora. Oppure, chi può dirlo, magari a un certo punto il Parlamento davvero farà qualcosa. Non siamo qui per dirci a favore o contro - a favore o contro di cosa, poi, sinceramente non si capisce - piuttosto a sottolineare questa gran voglia, da parte di tutti, anche da parte nostra, di dare fiato alle trombe.

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Tag: economia