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28 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,53
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Infrastrutture

Mezzogiorno ponte africano per il rilancio logistico del Paese

Meno pesa l'economia del Sud, meno le sue infrastrutture saranno oggetto delle attenzioni che meritano. Il punto del presidente Confetra Sicilia


di Mauro Nicosia*

Esiste una questione infrastrutturale irrisolta nel Mezzogiorno, che è anche la metafora della perifericità economica del nostro sistema produttivo, perché meno pesa l'economia del Sud, meno le sue infrastrutture saranno oggetto delle attenzioni che meritano in un paese moderno. Ne parleremo  mercoledì ad Agorà 2020

L'analisi dei mercati la cui piattaforma logistica naturale è il sistema portuale della sponda Sud del Mediterraneo è il piano sul quale fondare le scelte infrastrutturali per il Sud. Sono infatti i Paesi dell'Africa subsahariana ad essere destinati, nel medio periodo, a diventare dei player fondamentali nel contesto euromediterraneo. Per spingerli a diventare nostri partner stabili, bisogna costruire un'offerta logistica che provi ad anticipare le loro esigenze. Lo snellimento delle procedure autorizzative previste all'interno delle ZES, che porti ad un sostanziale abbattimento dei tempi di conclusione, è la condicio sine qua non perché i territori del Mezzogiorno possano risultare appetibili a grandi investitori.

Il rischio, o il problema che dir si voglia, è quello di avvitarsi in una spirale senza fine di inefficienze e scarsa competitività. È necessario quindi operare scelte che sappiano, nell'immediato, dare quel sostegno di cui il comparto ha bisogno per poter sopportare il disagio determinato dalla scarsa competitività del sistema infrastrutturale. Il Recovery Plan è, in questo senso, una leva straordinaria da attivare senza indugio. L'innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono i pilastri su cui deve poggiare una nuova visione della mobilità e i piani sui quali è necessario indirizzare lo sviluppo delle aziende del sistema logistico. Ma è anche imprescindibile avviare scelte che dimostrino di avere una visione. 

Su quali infrastrutture investire, come e quando farlo, è una scelta che non può essere fatta a prescindere dal contesto economico euro-mediterraneo e dalle sue prospettive di crescita. Quello che più preoccupa, al di là della attuale situazione infrastrutturale, è infatti percepire la storica debolezza di una strategia di pianificazione degli investimenti. La vicenda del viadotto Himera sulla autostrada Catania-Palermo, per la cui ricostruzione dopo il parziale crollo sono stati necessari cinque anni, è il simbolo, qualora ci fosse ancora bisogno di evidenziarlo, dell'esistenza di un Paese che continua a viaggiare a due velocità.

È prioritario ripensare quindi i modelli di realizzazione delle infrastrutture in una logica di condivisione con quei soggetti, come gli imprenditori e le associazioni, che possono contribuire nella costruzione di una vera politica industriale della logistica. Senza questo presupposto sarà difficile porre le basi per uno sviluppo del Mezzogiorno e provare a colmarne il divario infrastrutturale. La logistica moderna si basa sulla realizzazione di reti di interconnessione tra porti e strutture logistiche dell'hinterland. Il potenziamento quindi dell'offerta intermodale passa attraverso la pianificazione e la realizzazione di infrastrutture ferroviarie efficienti e performanti. Tali connessioni, materiali ma anche immateriali, devono apparire adeguate a gestire l'aumento del traffico che i porti del Mezzogiorno si candidano a fronteggiare. Tempi celeri e soprattutto certi nell'ottenimento delle autorizzazioni, sono il vero piano su cui si gioca la competitività del Mezzogiorno.

*presidente Confetra Sicilia