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La proposta ECSA: quote di carbonio a carico degli operatori

L'associazione europea degli armatori propone all'Unione europea il trasferimento dei costi dalle compagnie di navigazione agli operatori commerciali

Una manifestazione ambientalista fuori il parlamento di Melbourne, in Australia, 1 novembre 2021 (Matt Hrkac/Flickr)

Nei giorni della COP26, il summit internazionale sul clima e l'energia in corso a Glasgow fino al 12 novembre, gli armatori d'Europa lanciano la loro proposta per il sistema di scambio europeo delle quote di carbonio (acronimo: EU ETS). Un policy paper realizzato dall'European Community Shipowners' Association (ECSA) che si allinea al Fit for 55, il pacchetto climatico che per il 2030 punta a ridurre del 55 per cento i gas serra (rispetto ai livelli del 1990) e ad azzerarli nel 2050.

Leggi il policy paper dell'European Community Shipowners' Association

In poche parole, l'ECSA propone l'introduzione di un requisito giuridicamente vincolante, che dovrebbe prevedere il trasferimento dei costi del sistema dalle compagnie di navigazione agli operatori commerciali nell'ambito di un accordo contrattuale.

L'ECSA sostiene il fondo dedicato per gli scambi delle quote di carbonio e spinge sostanzialmente per stabilire un prezzo e rendere il sistema in qualche modo vincolante per gli Stati. L'EU ETS finanzierebbe i progetti di ricerca e sviluppo e dovrebbe contribuire a ridurre il differenziale di prezzo tra combustibili più puliti e convenzionali. Il problema, spiegano, è che non c'è alcun impegno giuridicamente vincolante, soprattutto per il settore marittimo.

Fissare un prezzo è «particolarmente importante per le numerose piccole e medie imprese del settore marittimo. È importante sottolineare che i ricavi generati dovrebbero supportare l'adozione di combustibili puliti», spiega Claes Berglund, presidente di ECSA.

Il principio da seguire è quello del "chi inquina paga" e di trasferire i costi dell'EU ETS all'entità responsabile delle decisioni operative che influiscono sulle emissioni di anidride carbonica di una nave, quindi l'International Maritime Organization. Nell'EU ETS vige un tale riconoscimento del ruolo dell'operatore commerciale, anche se non introduce requisiti vincolanti e i costi sono lasciati agli espedienti del mercato.

«L'applicazione del principio 'chi inquina paga' alla navigazione è fondamentale», afferma Sotiris Raptis, segretario generale ad interim dell'ECSA. «La legge – continua - dovrebbe obbligare l'entità responsabile delle decisioni che interessano le emissioni di CO2 di una nave a sostenere i costi derivanti dall'attuazione dell'EU ETS nel contesto di un accordo contrattuale».

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Tag: ambiente