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07 luglio 2020, Aggiornato alle 15,57
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Logistica

Il piano industriale 2017-2026 di Ferrovie dello Stato

94 miliardi di investimenti. Un'unica società di logistica. 21mila posti di lavoro in più e 4,2 miliardi di entrate entro i prossimi dieci anni


a cura di Paolo Bosso 
 
94 miliardi di investimenti in dieci anni, di cui più della metà già disponibili. Il grosso delle risorse destinato alle infrastrutture, seguite da rotabili e tecnologia. Un'unica società merci. Investimenti nel trasporto pubblico locale. 21mila posti di lavoro in più e un quarto dei ricavi provenienti da appalti e investimenti all'estero, per raggiungere i 17,6 miliardi di entrate nel 2026. Le Ferrovie dello Stato hanno presentato ieri a Roma, alla stazione Tiburtina, il nuovo piano industriale 2017-2026, con l'amministratore delegato Renato Mazzoncini, insieme alla presidente Gioia Ghezzi, alla presenza del premier Mattero Renzi e del ministro dei Trasporti Graziano Delrio.

Nasce Mercitalia
1,1 miliardi per il materiale rotabile, 300 milioni per i terminal e la logistica, 100 milioni per le tecnologie informatiche, per un totale di 1,5 miliardi di investimenti. La novità più importante riguarda la creazione di un unico gruppo logistico, Mercitalia, che nascerà il primo gennaio. Opererà attraverso tre società: Mercitalia Rail (ex Trenitalia Rail), Mercitalia Logistic e Mercitalia Terminal. Avrà 4mila dipendenti e punta al rafforzamento dell'intermodalità e dei servizi di spedizione.

Occupazione
Un incremento degli occupati il gruppo Fs prevede di ottenerlo in particolare attraverso quella che ha battezzato "operazione Anas", su cui prevede di investire 15,5 miliardi, contando di risparmiare 400 milioni tramite la progettazione e la realizzazione di opere condivise. L'incremento complessivo della spesa annua in investimenti genererà oltre 21mila nuovi posti di lavoro, soprattutto tra le aziende appaltatrici, facendo salire il numero complessivo di occupati a circa 100mila.

Investimenti nel trasporto pubblico
73 miliardi in infrastrutture, 14 miliardi per il materiale rotabile e 7 per lo sviluppo tecnologico. Totale: 94 miliardi entro il 2026. Di questi, 58 miliardi sono già disponibili (23 sono in autofinanziamento e 35 già stanziati nei contratti di programma). Tra dieci anni Trenitalia vuole raggiunge un quarto del mercato del trasporto pubblico locale (attualmente è al 6%) attraverso appalti e acquisizioni, come è accaduto con Ataf e Umbria Mobilità. Un potenziamento giustificato dal fatto che solo il 5,2 per cento delle persone usa i treni per spostarsi (l'80% lo fa con mezzi propri, il 15% in modalità "condivise e pubbliche").

Investimenti all'estero
A fine 2016 sono previsti ricavi per 9 miliardi. Nel 2026 Trenitalia vuole raggiungere i 17,6 miliardi, con un Ebitda che passerebbe da 2,3 a 4,6 miliardi. Il grosso di questa crescita proverrà dagli investimenti all'estero. Attualmente sono il 13 per cento dei ricavi, Trenitalia vuole raggiungere il 23 per cento soprattutto attraverso appalti, per esempio realizzando l'alta velocità dove non c'è. Sono solo sette i paesi nel mondo con questa infrastruttura, ragion per cui c'è solo da gareggiare. Trenitalia si è già proposta di realizzare due nuove linee in Iran e punta ad espandersi in Arabia Saudita, Oman, Malesia, Tailandia, Singapore, Vietnam, Brasile, Argentina, Colombia, Perù, Usa, Canada, Costa d'Avorio, Congo e Sud Africa.

Potenziamento treni regionali
Sul fronte del trasporto locale c'è già un accordo quadro da circa 4 miliardi per la fornitura di 450 nuovi treni regionali (300 ad alta capacità, 150 di media), ai quali si aggiungeranno 50 diesel. Le stime di Trenitalia prevedono un incremento complessivo della quota di posti per chilometro tra l'8 e il 10 per cento entro il 2026.

Alta velocità, Ten-T
33 miliardi per la rete convenzionale, 24 per l'alta velocità e i corridoi Ten-T, 5 miliardi in tecnologie. Totale: 62 miliardi in investimenti ferroviari. Tra queste ci sono: Terzo Valico, galleria di base del Brennero e Torino-Lione, per completare la parte italiana dei quattro corridoi Ten-T che attraversano il paese; Milano-Venezia alta velocità; apertura dei cantieri da 6 miliardi per l'alta velocità Napoli-Bari (40 per cento della quota di produzione meridionale); infine la Palermo-Catania-Messina e la Salerno-Reggio Calabria.

«Un piano di cinque anni – commenta Mazzoncini – è un budget, non un piano industriale. In cinque anni noi siamo in grado di prevedere quasi al millimetro quello che succede. Con un piano di dieci anni, invece, cominciamo a darci una visione. Probabilmente bisognerebbe farlo anche più a lungo periodo, peò, diciamo che dieci anni sono un orizzonte ragionevole».