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Cultura

Il navigatore, chi è costui?

Tra storia e significato del termine (abusato nell'era internet), uno sguardo a volo d'uccello di Silvestro Sannino

Statua di Cristoforo Colombo - Columbous Circle, New York

di Silvestro Sannino - DL News

Navigatore è un termine dal significato vario e diversificato. Il significato più immediato riconduce all'etimo tradizionale di colui che naviga, di chi segue vie e percorsi propri della navigazione. Ma il processo e l'azione del navigare richiedono a chi opera particolari requisiti, specifici attributi, per realizzare le finalità, per giungere alla meta in determinate condizioni. Il significato poi si amplia e si specifica non appena il termine viene associato ad alcuni aggettivi: navigatore ardito; un celebre navigatore; un grande navigatore; navigatore costiero; navigatore oceanico; navigatore aereo; navigatore spaziale e così via. 

Ma la semantica del termine negli ultimi tempi si è estesa a campi nuovi, sia reali e sia simbolici, mediante traslazioni metaforiche e associazioni di idee e di concetti. Sono emersi quindi termini come navigatore nel gran mare dell'informazione o in internet, che costituisce una estensione di notevole interesse e di enormi potenzialità; ed aperture in alcune categorie tipiche della sociologia che tratta dello studio delle professioni, in una fase di assetto ancora incerto, ma talvolta con invasioni della politica, la quale, nella sua nota insipienza culturale, spesso opera delle arbitrarie torsioni dei temi e finisce per scambiare cause con effetti. Un tipico caso di distorsione aberrante, che diventa quasi un ossimoro, è dato dalla recente figura, tutta italiana, del soggetto che non ha un lavoro e non ha competenze professionali ma ha il compito di trovare un lavoro ad altri ed al quale viene dato il nome-attributo di navigator!

I navigatori della storia
Qui di seguito cerchiamo di individuare, attraverso il ritratto di alcuni navigatori della storia, gli attributi del navigatore ideale in modo da avere un paradigma di riferimento, un benchmark, per valutare i singoli soggetti. Sul piano delle capacità e delle competenze personali, di tipo tecnico-nautiche e professionali, la storia e la riflessione individuano una sintesi del navigatore esperto (pilota- capitano) mediante i seguenti attributi: abile, risoluto, sapiente, saggio e forte. È difficile ritrovare, anche nei navigatori più noti, tutti gli attributi enumerati ad un livello alto; a volte alcuni tratti sono spiccati ma altri mancano o sono tenui. Quindi diventa decisivo per una valutazione di merito sia la presenza armonica dei vari elementi e sia la particolare impresa nautica interessata.

Tra mito e realtà
I navigatori famosi del mondo antico sono in genere personaggi mitologici. Il pilota Tifi riesce a far passare la nave Argo oltre le Rupi Erranti (Bosforo) ma poi muore. Ulisse vagabonda per mari noti e ignoti ed alla fine riesce a giungere alla sua Itaca ma perde tutti i compagni lungo il cammino. Palinuro è abile nel seguire gli astri e nel percepire la direzione del vento, però non resiste al sonno e cade in mare dove annega. Tuttavia non mancano esperti navigatori reali. Pitea naviga fino a Tule (Islanda?) ed è in grado di controllare la latitudine con la misura dell'altezza di astri. 

Ippalo scopre la rotta per andare in India sfruttando i monsoni. Annibale Rodio, come riferisce lo storico Polibio, mostra grande abilità nella manovra di entrata nel porto di Drepano (Trapani). Le competenze nautiche del pilota antico vengono descritte sia dal poeta Lucano (Farsaglia, 8) sia da Arya Sura nello jataka del Pilota di Suparaga e sia da Ahamad Ibn Majid nel Poema di Sofala. Arriviamo al basso medioevo. Dante vede un pilota capace di "giungere al desiderato porto per salutevole via"; non solo in grado di navigare nuovi mari ma " di tornare sia poscia esperto". Qui il pilota ha una buona istruzione ed è in grado di usare la geometria per seguire le rotte sulla carta nautica e controllare la posizione con i punti notevoli della costa. Sa navigare in alto mare (per peleggio) e giunge fino alle Fiandre con buona conoscenza anche dell'elemento meteomarino. 
 
Navigatori delle scoperte geografiche
Nel XV secolo, per opera del principe portoghese Dom Enrique, iniziano le navigazioni lungo la costa sud dell'Africa. I primi navigatori famosi (Diogo Silva, Gil Eanes, Nuno Tristao…) si rendono conto del regime dei venti oceanici ed imparano ad aggirare gli alisei senza far ricorso ai faticosi bordeggi. Re Joao II imprime grande impulso all'azione di scoperta della via per le Indie e si arriva alla foce del Congo con Diogo Cao (1483/86) e poi al Cabo de Boa Esperanza con Bartolomeu Dias (1487/88). Questi due navigatori hanno lunga esperienza di mare; sono abili nell'arte marinaresca e sono in grado di misurare la latitudine sia osservando la stella Polare sia il sole.

Le navigazioni durano alcuni mesi ed essi devono affrontare un vivace mugugno della ciurma che è stanca o viene colpita dal micidiale scorbuto. I marinai chiedono di ritornare a casa! In questi casi il capitano deve mostrare sicure doti di leadership, cioè deve essere sapiente e saggio oltre ad esse-re deciso e forte in relazione alle circostanze. Con Dias naviga l'abile pilota Pero d'Alenquer, padro-ne della tecnica nautica più avanzata del tempo, come viene indicata nelle prime bozze manoscrit-te delle Guie Nautiche (Guide Nautiche). Pero d'Alenquer sarà anche il pilota di Vasco da Gama nel viaggio in India (1497/99).

Al ritorno a Lisboa Dias recupera Duarte Pacheco Pereira, rimasto naufrago all'isola di Prencipe. È costui un navigatore con seria istruzione. Partecipò ai lavori per il Trattato di Tordesilhas ed ebbe da re Joao II il compito di studiare e verificare il regime dei venti nell'emisfero sud onde preparare il viaggio di Vasco da Gama. Egli verificò inoltre le latitudini di molti luoghi della costa africana i cui valori, molto precisi, riportò poi nella sua opera "Esmeraldo de Situ Orbis" del 1505, in cui adotta il modulo di 18 leghe al grado, con una precisione al 4%. Nel 1503 fu capitano di una flotta diretta in India ove si distinse nella difesa di Cochin. Il poeta Luis de Camoes lo chiama l'Achille Lusitano e quindi gli riconosce così una statura eroica, un rango epico di primo ordine.

Ai navigatori della Carreira da India (Vasco da Gama, Pedro Alvares Cabral, Joao da Nova, Francisco de Almeida, Afonso de Albuquerque, Tristan da Cunha etc) si richiedevano doti di comando prima ancora che di arte nautica, di pertinenza del pilota. Tuttavia Martim Afonso de Sousa e Dom Joao de Castro, entrambi capitani mori e poi viceré dell'India furono navigatori teorici e pratici di grande spessore ed avevano legami stretti con il grande matematico Pero Nounes. Essi avevano attributi di esperti navigatori associati a doti di comando, di forte leadership.

Sul versante di Castiglia Cristoforo Colombo si propone per raggiungere le Indie con una rotta per ponente e diventa il protagonista della più grande scoperta geografica di ogni tempo. Fu geniale nell'idea e tenace nel perseguirla anche quando tutto sembrava volgere a suo sfavore. Si cimentò in misure sia di latitudine sia di longitudine, con errori notevoli, che hanno suscitato discussioni ed aspre polemiche. Su questo si può vedere il mio libro "L'arte nautica di Cristoforo Colombo". È uno dei navigatori più celebri di ogni tempo e rimane un genio nel suo campo. A Colombo seguono altri navigatori di buon livello tra cui i fratelli Pinzon, Hojeda, Vasco de Balboa, Vespucci, Giovanni e Sebastiano Caboto

Sul piano nautico va segnalato Juan Sebastian de Elcano che riuscì a portare la nave Victoria, dalle Molucche a Castiglia, in una impresa di navigazione che si può ritenere la più ardita e la più difficile di ogni tempo, per le condizioni speciali in cui si svolse il viaggio, condiziona-to dalla scelta di una rotta per evitare navi portoghesi, dalla presenza di una declinazione nel mare Indico, non nota e di oltre 25° ovest, e dal dover navigare dalle isole di Capo Verde a Castiglia aggi-rando gli alisei di nordest, rotta ben nota ai portoghesi ma non agli spagnoli. Elcano mostra di pos-sedere elevate doti nautiche e marinaresche e sa controllare la situazione di bordo in condizioni precarie estreme. 

Il Magellano navigatore è stato esaltato oltre i reali meriti. Gli aspetti geografici, cosmografici e nautici della sua impresa si devono essenzialmente a Rui Faleiro. La sua navigazione si svolse in condizioni meteo marine non difficili e non sortì effetti pratici di rilievo tranne che sul piano simbolico. Il primo giro attorno alla Terra non gli appartiene e l'esercizio della sua leadership fu disastrosa sotto molti aspetti. Commise errori nautici notevoli per l'epoca.

Navigatori moderni
Tra i navigatori celebri vanno ricordati gli olandesi Jan Van Linschoten che alla fine del XVI secolo riuscì a carpire ai portoghesi informazioni nautiche preziose ed aprì al suo paese la rotta per l'India un secolo dopo Vasco da Gama; nel 1614 il capitano Hendrick Brower, con felice intuito nautico, percorse in senso inverso il cammino seguito da Elcano, quindi con venti a favore, aprendo così una nuova rotta per Giava, assai più breve e rapida di quella tradizionale, via India e Malacca. L'inglese Francis Drake (1577/1580) portò a termine un giro completo attorno alla Terra grazie all' impiego di carte nautiche iberiche e dell'aiuto di un piloto portoghese. L'impresa fu ripetuta da lord T. Cavendish qualche anno dopo. Circa un secolo dopo William Dampier compie ancora un giro della Terra seguito poi da George Anson.

Notevoli furono i viaggi nel Pacifico degli spagnoli Urdaneta, Villalobos (1542/ 43), Arellano (1564/65), Alvaro de Mendana (1568), Mendana e Fernandez de Queiros (1605), Torres (1606) tutti con l'intento di trovare rotte praticabili tra le Filippine e le coste dell'America iberica. Già la Carreira da India aveva stabilito rotte regolare per l'India; con l'introduzione delle varie compagnie per le Indie i viaggi commerciali regolari diventano sempre più frequenti ed ai capitani si richiedono competenze nautiche più precise e ben strutturate al fine di garantire sicurezza e celerità nelle traversate. Tuttavia si rende necessario migliorare la precisione della cartografia ed indicare la posizione dei luoghi e delle terre con un grado di accuratezza tale da evitare problemi di tipo politico. 

Con l'introduzione del sestante (1732/60), del cronometro (1764) e del Nautical Almanac (1765) diventa possibile determinare la posizione a mare con errori di appena alcune miglia. Si rendono necessari nuovi viaggi per posizionare meglio isole e terreferme, da cui i grandi viaggi di Bougainville (1764/69), di Andia y Varela (1772/74) e di James Cook (1768/1779). In particolare Cook ha una preparazione di geometria e di astronomia da idrografo e questo gli consente misure precise anche della longitudine, sia con i satelliti di Giove sia con il cronometro. Nei suoi tre viaggi mette a punto una cartografia del Pacifico, nord e sud, calibrando la tecnica nautica del tempo. 

Gestisce un equipaggio composito con sicurezza e tiene i rapporti personali improntati a sapiente leadership. Appare freddo e determinato nell'affrontare le situazioni di emergenza di ogni genere, che non mancano. Riesce a cogliere gli aspetti culturali dei popoli oceanici, di ordine antropologico e nautico, svelando le pratiche navigatorie impiegate tra le miriadi di isole del Pacifico da millenni. Muore nel 1779 in uno scontro nelle isole Hawaii ma lascia una ricca eredità nel campo nautico e geografico. 

Il navigatore scientifico e tecnologico
La determinazione della posizione con metodi astronomici richiede conoscenze di matematica e di astronomia che non sono nel bagaglio culturale della gran parte dei navigatori. Molti naviganti continuano a navigare "a stima", "by guess and by God". Il progresso scientifico e tecnico procede anche se a piccoli passi. Alcuni navigatori forniscono contributi preziosi proponendo riflessioni basate su proprie esperienze. Ed è un navigatore, il cap. Thomas Sumner a scoprire a mare che la misura dell'altezza di un astro determinava un luogo di posizione che è un circolo della sfera, chiamato cerchio di altezza, che sulla carta, in un piccolo intorno del punto stimato, coincide con un tratto di retta che fu detta "retta d'altezza". Siamo ormai nella seconda metà del XIX secolo.

Le costruzioni navali a vela raggiungono la massima perfezione con i clipper, dalla linea armonica ed elegante, mentre la macchina a vapore insidia la loro esistenza. Sono i clipper nelle lunghe rotte tra Europa, Australia e Cina che richiedono ai capitani competenze di alto profilo per rendere le traversate più rapide. La Great Tea Race del 1866 resta famosa. Con i tea clippers: Taeping (capt. Mc Kinnon), Ariel (cap. Keya) e Serica che, partiti assieme da Foochow carichi di tè del nuovo raccolto, si presentarono ai docks di Londra con la stessa marea, dopo 99 giorni di navigazione ed oltre 16.000 miglia percorse. Ed ancora di grande rilievo sono i confronti tra i clipper Thermopylae (capt. Robert Kemball) e Cutty Sark (cap. George Moodie) che riuscivano a fare spunti di velocità fino a 21 nodi! I capitani dei clipper esprimevano una sintesi perfetta tra le competenze nautiche e marinaresche integrate dalla conoscenza accurata delle condizioni meteomarine lungo le rotte. 

La vela nei traffici commerciali cede il passo al vapore ed al Canale di Suez. Ai primi del 1900 scendono in mare i grandi liners come Lusitania e Mauretania che con i loro turbopropulsori a vapore filano a 26 nodi (Blue Riband); ad essi seguono l'Olimpic ed il Titanic con dislocamenti di circa 50.000 tonnellate. Ma è la tragedia del Titanic a porre nuovi, pressanti esigenze. La sicurezza a mare ha un costo e non può essere trascurata; ma anche le ragioni commerciali reclamano le loro esigenze. Il capitano è chiamato a interpretare, a mediare tra esigenze opposte. La sua arte nautica deve essere di alto profilo in ogni condizione di tempo per tutte le ragioni "pratiche". Ma l'insidia è in agguato e proprio i capitani più esperti devono soffrire crudeli esperienze. I nomi dei Com.ti Edward J. Smith e Piero Calamai sono lì a indicare un destino amaro, severo che incombe oltre l'impegno, oltre la perizia nautica, oltre le doti umane e professionali.

E poi ci sono ancora altri navigatori, audaci ed esperti, che con minuscoli natanti osano sfidare i mari in traversate ardite, ai limiti delle possibilità umane. I nomi di Joshua Slocum, di sir Francis Chichester e, perché no, di Giovanni Ajmone Cat sono lì a testimoniare la temerarietà di uomini abituati e spinti a misurarsi con la natura, senza cancelli o barriere, verso orizzonti senza limiti. Dunque come si fa a confrontare navigatori così diversi, spinti da motivazioni varie e non sempre comprensibili, sorretti da strutture cognitive complesse e diversificate, alla presa con condizioni e problemi molto spesso fuori del comune, di ogni sorta di immaginazione? Certo è più agevole un confronto tra navigatori in contesti omogenei, nel tempo e nello spazio, per le condizioni in cui le loro imprese vengono realizzate ed osservate. Con molta pazienza e buona volontà in tali casi si possono individuare criteri di confronto su basi plausibili e condivise almeno dai più riflessivi.
 

Tag: storia