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26 novembre 2022, Aggiornato alle 18,56
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I lunghi percorsi del greggio spingono gli utili di d'Amico International Shipping

L'utile netto si lascia alle spalle il rosso e sale a 62,8 milioni. L'analisi economica del CEO: "L'export di greggio e raffinati sporchi verso Cina, India e Turchia è aumentato notevolmente"

(Jnzl's Photos/Flickr)

Il gruppo armatoriale d'Amico International Shipping ha archiviato i primi nove mesi dell'anno con un utile netto di 62,8 milioni di dollari - di cui 43,6 nel solo terzo trimestre - in forte recupero sul rosso di 28,9 milioni dei primi nove mesi del 2021. L'EBITDA è stato di 135,3 milioni, balzato del 182 per cento, con un flusso di cassa di 85,1 milioni.

«Il miglioramento rispetto allo scorso anno è il risultato di un mercato delle navi cisterna estremamente forte di cui abbiamo potuto beneficiare a partire dalla fine del primo trimestre di quest'anno», spiega Paolo d'Amico, presidente e amministratore delegato del gruppo quotato alla Borsa di Milano. La media spot giornaliera nel terzo trimestre è stata infatti di 37,159 dollari, di 26,963 nei primi nove mesi.

D'Amico ha poi spiegato che il mercato delle cisterne ha iniziato l'anno piuttosto debolmente per via delle restrizioni alla mobilità delle merci dovute alla pandemia, per poi migliorare gradualmente parallelamente all'allentamento di queste restrizioni. Lo scoppio della guerra in Ucraina ha poi portato ad alcune sofferenze nella catena logistica ma a un aumento delle attività di trasbordo, insieme a un incremento delle distanze medie di navigazione, «attribuibile - spiega il CEO e ad - all'importazione dell'Europa di greggio e prodotti raffinati precedentemente acquistati dalla Russia, da aree geografiche molto più distanti e al contempo l'esportazione della Russia delle stessi merci verso acquirenti asiatici più lontani, principalmente Cina e India».

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia il trasporto di petrolio russo da parte dell'Unione europea è diminuito di 1,1 milioni di barili al giorno dallo scoppio della guerra e la quota europea sul totale delle esportazioni russe di petrolio è passata da circa il 49 per cento all'inizio dell'anno al 37 per cento ad agosto, mentre nello stesso periodo il trasporto di gasolio verso Europa e Regno Unito è diminuito di circa il 10 per cento. Una profonda riorganizzazione - «inefficienze» nel flusso di trasporto, in realtà, dal punto di vista armatoriale – che nei prossimi mesi continuerà con l'entrata in vigore dell'embargo europeo sul greggio e sui prodotti raffinati russi a partire rispettivamente da dicembre prossimo e febbraio 2023, «che porterà di fatto – spiega d'Amico – un ulteriore milione di barili al giorno di prodotti e 1,4 milioni di barili al giorno di greggio verso nuovi sbocchi commerciali, con un conseguente incremento della domanda tonnellaggio-miglia».

L'export di greggio e raffinati sporchi verso Cina, India e Turchia è aumentato notevolmente dallo scoppio del conflitto in Ucraina - continua d'Amico. Secondo alcune statistiche recenti, negli ultimi mesi la Russia ha rappresentato circa il 20, il 22 e il 60 per cento del greggio importato rispettivamente da Cina, India e Turchia. A seguito del taglio maggiore delle attese deciso dall'Opec, pari a due milioni di barili al giorno rispetto ai livelli di agosto e valido da novembre 2022 a dicembre 2023, ci si aspetta che il mercato del petrolio sarà in deficit nel 2023, portando potenzialmente ad un'ulteriore riduzione delle scorte, proprio in un momento in cui le scorte industriali di prodotti raffinati dei Paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico sono già a un livello notevolmente inferiore alla media degli ultimi cinque anni.

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Tag: petrolio