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09 agosto 2020, Aggiornato alle 19,47
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Armatori

I container alla prova della bilancia

Il mondo armatoriale e dell'industria marittima chiede all'Imo l'obbligo di pesatura prima dell'imbarco, evitando così false dichiarazioni e problemi alla sicurezza


di Paolo Bosso 
 
I container sono tanti, milioni di milioni, ma ognuno ha un carico diverso con peso diverso, e al momento non c'è nessuna norma specifica che impone di pesarli prima di imbarcarli per sapere esattamente quanto carico trasporti la nave. «E' un po' deprimente sapere che dopo più di quarant'anni di trasporto container ci sono ancora discussioni sui costi e la fornitura di strumenti di pesatura adeguati quando contemporaneamente i problemi di sicurezza sono così chiari». Lo affermano quattro associazioni marittime che insieme rappresentano tutto il mondo marittimo, ovvero gli armatori di Bimco e World Shipping Council, i porti di International Association of Ports and Harbors, gli "industriali" di Internation Chamber of Shipping, e i governi di Danimarca, Olanda e Stati Uniti. Tutti insieme hanno lanciato un appello all'International Maritime Organization affinché risolvi una volta per tutte una questione che va avanti da troppo tempo. Vogliono un sistema di controllo uniforme, perché al momento, nonostante il container sia un pezzo di metallo con misure rigidamente definite, non c'è niente che stabilisca quale sia il peso limite in un determinato viaggio.
Sono tantissimi i container in giro per il globo. La mancata uniformità del loro peso, o meglio la mancanza di un sistema di controllo pre-imbarco obbligatorio per legge, provoca un sensibile disordine nel mercato del trasporto. L'erronea dichiarazione del peso, per esempio, ha due conseguenze principali secondo le associazioni: mette a repentaglio la sicurezza delle navi e agevola l'evasione illegale delle tariffe e dei dazi doganali. «La mancanza di dichiarazioni di peso crea attualmente problemi sulla costa, sulle navi e sui treni. E' arrivato il momento di risolverlo» afferma il segretario Bimco Torben Skaanild. Quello che Bimco e soci vogliono è chiaro, e lo spiega Peter Hinchliffe, segretario generale dell'ICS: «I promotori di questa proposta chiedono una misura che obblighi per legge i gestori dei terminal portuali e delle navi a verificare il peso del contenitore prima di caricarlo a bordo. Questo proteggerà i lavoratori del porto, quelli sulla nave, e gli altri proprietari del carico contro i vari rischi creati da contenitori con errate o false dichiarazioni».
In realtà c'è già qualcosa che va in tal senso. E' un protocollo che rientra nella convenzione Solas e chiede ai caricatori di fornire una corretta dichiarazione del peso del carico. Soltanto che, affermano Bimco, IAPH, ICS e WSC, questo protocollo non si incontra spesso, non viene applicato dai firmatari del Solas, ma soprattutto non vi è alcun obbligo nel compilarlo. Secondo le parti è da qui che bisogna partire, rendendo obbligatorio questo documento, o almeno qualcosa di simile, in ogni caso la strada giusta resta quella delle convenzioni Solas.
A metà settembre a Londra il sottocomitato sulle merci pericolose e carichi dell'Imo (che comunque segue la questione da tempo) si riunirà per affrontare l'argomento.