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03 marzo 2021, Aggiornato alle 15,28
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Guardie armate, la parola passa al governo

Il Senato ha approvato la risoluzione che regola l'utilizzo di militari e contractor privati a bordo delle navi lungo le coste somale in azioni di contrasto alla pirateria. Ora è atteso il sì del Governo


E' giunto il tanto atteso via libera del Senato alla modifica della legge 130/2011, che regola l'utilizzo dei militari e delle guardie armate a bordo delle navi italiane impegnate in azioni di contrasto alla pirateria nelle acque del Corno d'Africa. Se il governo ora dovesse approvare la risoluzione proposta dalla Commissione Difesa – che definisce meglio le lacune della norma lasciate aperte dalla 130 - le indicazioni contenute nel testo potrebbero già essere inserite all'interno del prossimo decreto Missioni. Il nodo principale del provvedimento riguarda l'utilizzo di guardie private, misura fortemente richiesta da Confitarma, e rallentata dalla mancanza del previsto regolamento attuativo. La risoluzione prevede, tra l'altro, l'estensione della platea di imbarcazioni che possono beneficiare della protezione armata (pesca e passeggeri), una più precisa ripartizione di responsabilità fra comandante della nave e comandante del nucleo di protezione della stessa, la centralizzazione della procedura d'imbarco dei team privati, la proroga fino al 31 dicembre 2013 della deroga in atto allo sbarco per le guardie giurate che non hanno superato gli appositi corsi teorico-pratici. Un chiarimento normativo è atteso anche sulla questione del porto d'armi: la necessità di spiegare se le armi a bordo della nave appartengano all'armatore o al comandante, perché la legge 1975 non prevede la possibilità che una compagnia possa essere titolare di armi.