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Porto di Napoli
16 ottobre 2018, Aggiornato alle 19,30
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Infrastrutture

Gioia Tauro, Lezzi chiede risorse agli operatori

Il ministro per la coesione territoriale visita il porto calabrese. Filt-Cgil: "Ora seguano i fatti"


Il porto di Gioia Tauro ha «enormi potenzialità inespresse» ma ha bisogno di investimenti, i quali «devono essere garantiti in primo luogo dagli operatori che vi lavorano». Così il ministro per la coesione terrioriale, Barbara Lezzi, ha commentato lo stato dello scalo di trasbordo italiano più grande, nel corso di una visita, martedì, dove ha incontrato terminalisti, operatori e sindacati. «Altro punto su cui occorre lavorare – continua - è la definizione di un progetto per l'utilizzo del retroporto all'interno del quale devono essere recuperati gli errori del passato, in termini di programmazione, e nel quale occorre tentare di avviare insediamenti produttivi legati alle vocazioni di questa regione, in particolare l'agroalimentare».

Lezzi vuole verificare «come sta agendo l'Agenzia per il Lavoro, dove sono stati collocati 377 portuali». Sul commissariamento eterno - Gioia Tauro e i porti limitrofi sono ancra senza Autorità di sistema, a oltre due anni dalla riforma - «è necessario che dopo anni questa fase venga superata in favore di una direzione a forte impronta manageriale. Una premessa è indispensabile: tutti abbiamo chiaro che qui, come altrove, la 'ndrangheta è forte e pervasiva. Senza legalità e dunque, libertà per lavoratori e imprenditori, crescita e sviluppo saranno azzoppati. Lo Stato e questo governo devono fare la loro parte, fino in fondo».

Condividendone i contenuti, il segretario nazionale della Filt Cgil, Natale Colombo, chiede però che «alle dichiarazioni seguano i fatti e quindi le azioni concrete per rilanciare il porto. Serve far registrare anche all'occupazione un'inversione di tendenza»