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13 agosto 2022, Aggiornato alle 15,15
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Ferro, petrolio, grano, pasta, eolico, pomodori. È la realtà industriale del Meridione

Oltre 90 mila imprese, quasi tutte piccole e medie, ma spiccano 250 grandi aziende. Deandreis (SRM): "Se fosse uno Stato, sarebbe la settima realtà industriale europea"

(European Space Agency/Flickr)

Con oltre 90 mila imprese manifatturiere, il Mezzogiorno conferma la sua anima industriale, dove le eccellenze sono spesso nascoste nelle medie numeriche. Ma un'osservazione più accurata della realtà può mostrare tutti i tasselli di un puzzle più complesso, in cui il Meridione non è solo un centro di "inscatolamento" ma anche un'area strategica per alcune materie prime e la produzione di energia rinnovabile. Una fotografia realizzata dal centro Studi e Ricerche (SRM) per il Mezzogiorno di Intesa Sanpaolo, che oggi ha pubblicato "Il tessuto manifatturiero del Mezzogiorno".

Sono 91,969 le imprese manifatturiere meridionali, un quarto delle 367,358 imprese italiane. Il Mezzogiorno è settimo nel ranking europeo per numerosità di imprese manifatturiere, tra Spagna (168,689) e Slovacchia (77,085). Un tessuto imprenditoriale composto per lo più da piccole e medie imprese ma anche da qualche grande impresa (con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro l'anno), come evidenzia l'Osservatorio Cesdim. Nel Sud sono ad esempio collocate le tre maggiori fabbriche italiane per numero di occupati.

Leggi la sintesi della ricerca

Nell'Italia meridionale sono inoltre presenti produzioni di grande rilievo nazionale. Oltre il 50 per cento dei laminati piani grazie al siderurgico di Taranto; il 68,6 per cento della capacità di raffinazione petrolifera italiana; oltre la metà delle auto e della totalità di veicoli commerciali leggeri; gran parte dell'energia generata da fonte eolica nei grandi parchi di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna; pale eoliche per aerogeneratori di grande potenza; macinazione di grani duri e teneri in vari molini; paste alimentari con gli impianti di player; conserve di pomodori e legumi; divani e poltrone imbottiti in pelle.

L'export interregionale supera quello estero: per ogni euro che va all'estero se ne aggiunge 1,3 destinato al resto del Paese. Ne deriva un importante effetto moltiplicativo: investire 100 euro nel settore manifatturiero meridionale genera un notevole impatto economico sul Paese pari a 493 euro (di cui 315 euro fuori della regione di investimento) a fronte del dato medio nazionale di 375 euro.

«Se fosse uno Stato il Mezzogiorno rappresenterebbe la settima realtà industriale in Europa», commenta Massimo Deandreis, direttore generale di SRM. «Le imprese oggi – continua - devono però confrontarsi con un contesto in rapido cambiamento, dove la sostenibilità dei prodotti e dei processi, l'impatto della transizione energetica e i nuovi equilibri geoeconomici avranno, più che in passato, un effetto diretto sulla capacità di fare impresa. Il Mezzogiorno, con i suoi punti di forza, può diventare un'area ad elevata competitività, ma occorre puntare con convinzione su quella parte di Sud che innova e produce e che in questo studio mettiamo in luce».

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Tag: economia