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Porto di Napoli
15 dicembre 2018, Aggiornato alle 12,25
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Politiche marittime

ESPO: "Ue spenda di più per i porti"

Secondo l'associazione, nei prossimi dieci anni avranno bisogno di 48 miliardi. Ma l'Europa ne destina solo 1,7 miliardi


Nei prossimi dieci anni i porti europei avranno bisogno di 48 miliardi di euro per mantenersi in forma e ammodernarsi, molto meno di quello che riceveranno. Lo sottolinea l'European Sea Port Organization che è intervenuta in merito al Connecting Europe Facility (CEF), il fondo per i trasporti dell'Unione europea che, nel bilancio 2021-2027 adottato dalla Commissione europea il 6 giugno, prevede un budget complessivo di 42,3 miliardi. Del CEF solo il 4 per cento è destinato ai porti, ovvero circa 1,7 miliardi, appena il 3,5 per cento del fabbisogno calcolato dall'ESPO. 

La ricetta di ESPO prevede: ovviamente, una quota maggiore per i porti da parte del CEF; poi, maggiore decarbonizzazione delle emissioni; una definizione più chiara – e ridotta _- dei fondi destinati al settore militare; infine, migliorare i collegamenti tra Irlanda e Continente in vista della Brexit, considerando che nel 2023, in seguito all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, la TEN-T dovrà essere rivista.

Il 13 settembre è l'ultimo giorno utile per la presentazione degli emendamenti prima della discussione in Parlamento del bilancio. ESPO ha presentato nel comitato TRAN una serie di modifiche, attualmente in discussione al Parlamento e al Consiglio europeo, i cui relatori sono Pavel Telicka (ALDE, Repubblica Ceca) e Marian-Jean Marinescu (EPP, Romania).

Gli altri quaranta miliardi di cui i porti hanno bisogno non possono essere coperti dai soli project financing. Per esempio, propone ESPO, si potrebbe togliere qualcosa dal budget militare, che assorbe un quinto del CEF, per destinarlo alla sicurezza informatica dei porti e alle loro infrastrutture. «I porti meritano più del 4 per cento», afferma Isabelle Ryckbost, segretario generale di ESPO. «Riteniamo – continua - che i porti e la dimensione marittima dovrebbero essere meglio riconosciuti. Dovremmo utilizzare l'esperienza degli ultimi tre anni per ottimizzare ulteriormente il CEF, contiamo sul Parlamento europeo e il Consiglio per salvaguardare il bilancio proposto».