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Porto di Napoli
17 gennaio 2019, Aggiornato alle 14,03
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ECSA, "Con la Brexit il just in time cesserà  di esistere"

Secondo il segretario Dorsman, se Regno Unito e Ue non troveranno un accordo la logistica tra i due Paesi farà enormi passi indietro


A meno che Regno Unito e Ue non trovino un accordo praticabile, la Brexit porterà a «una pesante congestione nei porti con poco spazio, dovuta all'enorme numero di camion». La catena del just in time semplicemente «cesserà di esistere» a causa delle congestioni. Indietro alla logica push, con i magazzini pieni e la catena di approvviggionamento che fa decenni di passi indietro. N'è convinta l'European Community Shipowners' Associations che martedì è intervenuta in audizione a Bruxelles, al Parlamento europeo, in un'udienza sull'"impatto della Brexit nel trasporto marittimo".

«Quando si tratta di procedure di frontiera – afferma il segretario dell'ECSA, Martin Dorsman – attualmente le navi possono operare liberamente da e verso il Regno Unito con un minimo di oneri amministrativi. Dopo la Brexit, a meno che l'UE e il Regno Unito non trovino un accordo praticabile, sarà necessaria una dichiarazione di carico insieme ad altri controlli e verifiche legate a loro volta ad altre norme fitosanitarie e sull'immigrazione». Un incubo burocratico.

Un volume merci consistente
La posta in gioco è alta. Quasi la metà (43%) delle esportazioni del Regno Unito sono dirette nell'Unione europea, pari a 274 miliardi di euro. Le esportazioni Ue nel Regno Unito valgono un po' di più, circa 365 miliardi, pari al 54 per cento delle importazioni totali del Paese anglosassone. Un volume cresciuto parecchio dagli anni '90. Nel giro di 22 anni, dal 1993 al 2015, il numero di camion circolanti nel Regno Unito è quadruplicato, passando da 1 a 4 milioni. Nel 1993 tra Regno Unito e Irlanda sono circolati 54 mila camion, nel 2015: 392 mila.

Gli armatori vogliono la libera circolazione
Il Regno Unito ha abolito tutte le restrizioni alla bandiera nel 1849 e, in quanto membro dell'OCSE, è obbligato ad avere i suoi scambi internazionali aperti alla libera concorrenza. Le richieste degli armatori europei si aggiungono alla complessa negoziazione in corso tra le istituzioni europee e il governo guidato da Theresa May. E sono esigenti. Per Dorsman c'è da «garantire la libera circolazione dei marittimi e del personale aziendale. Ai marittimi di paesi terzi impiegati su navi dell'Ue o del Regno Unito dovrebbe essere garantito un facile accesso al Regno Unito. Troviamo inoltre molto importante che entrambe le parti continuino a riconoscere i certificati dei marittimi», una soluzione «a beneficio di entrambi». 

Il punto è preservare l'accesso libero al mercato, ogni restrizione è un passo indietro e un ridimensionamento del volume delle merci e degli affari. Dorsman ritiene che «l'Ue e il Regno Unito debbano diventare campioni delle norme e degli standard internazionali per le spedizioni e il commercio globale in generale».