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14 ottobre 2026, Aggiornato alle 15,30

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Politiche marittime

Economia del mare: dal Mezzogiorno il 40 per cento dell'occupazione

Gli ultimi dati di Sace mostrano un'industria in crescita, con ricadute ben oltre il perimetro del settore. 250 mila imprese e oltre un milione di occupati


L'economia del mare vale 225 miliardi di euro, pari all'11,4 per cento del valore aggiunto dell'intera economia italiana. Sono i numeri del rapporto sulla Blue Economy, realizzato da SACE, gruppo assicurativo-finanziario italiano controllato dal Ministero dell'Economia, che fotografa un settore in crescita del 3,8 per cento, quasi il doppio del ritmo dell'economia nazionale (ferma al +2,1%), con oltre 250 mila imprese e 1,13 milioni di occupati.

Il Mezzogiorno è una componente tutt'altro che marginale di questo quadro: concentra circa il 34 per cento del valore aggiunto nazionale della Blue Economy e quasi il 40 per cento dell'occupazione. Regioni come Campania, Sicilia, Sardegna e Lazio esprimono ecosistemi in cui portualità, turismo, cantieristica e logistica si sovrappongono e si alimentano a vicenda. Il mare, in queste aree, non è un'attività economica tra le altre: è la struttura portante dello sviluppo locale.

Il dato che colpisce di più è quello della moltiplicazione: ogni euro prodotto dall'economia del mare ne attiva 1,8 nel resto del sistema produttivo, attraverso una rete che abbraccia manifattura, energia, logistica, ricerca, finanza e servizi digitali. I comparti con l'effetto traino più elevato sono la movimentazione di merci e passeggeri, con un moltiplicatore di 2,7, e la cantieristica, che si ferma a 2,4. Numeri che spiegano perché le politiche di sviluppo portuale e marittimo abbiano ricadute che vanno ben oltre il perimetro del settore.

La nautica attraversa una fase di espansione particolarmente vivace. Nel 2025 l'export di imbarcazioni ha superato per la prima volta i 10 miliardi di euro, con una crescita del 40% sul 2024. A trainare sono la crocieristica e il diporto, ma l'Italia mantiene una posizione di leadership riconosciuta a livello mondiale nei superyacht. Il principale mercato di destinazione restano gli Stati Uniti, che assorbono circa un terzo delle vendite.

Sullo sfondo, il Mediterraneo torna a essere al centro delle rotte globali: attraverso il bacino transitano il 27 per cento delle rotte strategiche mondiali, il 65 per cento degli approvvigionamenti energetici europei e il 35 per cento del traffico di greggio. Una centralità che non è automaticamente un vantaggio competitivo per l'Italia, ma lo diventa a condizione di investire: elettrificazione delle banchine, digitalizzazione della logistica, automazione dei terminal. Senza questi adeguamenti, la posizione geografica privilegiata rischia di restare tale, una rendita di posizione che altri potrebbero erodere più rapidamente di quanto si pensi.

Tag: economia