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Porto di Napoli
12 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,31
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È stata dirottata una petroliera in Somalia

È il primo attacco dopo cinque anni di relativa calma nelle acque del golfo di Aden. La nave è piccola e navigava lentamente vicino la costa del Puntland


di Paolo Bosso

Due giorni fa un gruppo di pirati, a bordo di due skiff a motore, ha dirottato Aris 13, piccola petroliera da mille tonnellate che trasportava carburante da Gibuti a Mogadiscio (distanti circa 3 mila miglia nautiche). Il dirottamento in queste acque è il primo da cinque anni, dopo un periodo di relativa calma intorno al golfo di Guinea, contraddistinto tra il 2009 e il 2012 da un periodo di intensi abbordaggi e sequestri che hanno coinvolto anche navi italiane (come Rosalia D'Amato, Alessandra Bottiglieri, Savina Caylyn, Enrico Ievoli e Asso 21). 

L'ultimo segnale di Aris 13 è stato inviato lunedì, una richiesta d'aiuto in cui affermava di essere stata raggiunta da due navi più piccole. Poco dopo il suo sistema di tracciamento è stato disattivato. L'abbordaggio, come riferisce a Ocean Beyond Piracy, è avvenuto poco dopo la partenza da Gibuti, a 18 chilometri a largo dei villaggi di Bolimoq e Alula e la nave è stata poi dirottata nel porto di Caluula, nella penisola del Puntland, in una zona conosciuta dalla comunità internazionale per il contrabbando di armi da parte dei gruppi terroristici di Al-Qaeda e al-Shabaab. Attualmente è ancorata al largo ed è stato chiesto un riscatto, come riferisce un funzionario della missione diplomatico-miliare europea antipirateria "Atalanta".

Le condizioni dell'attacco erano particolarmente favorevoli visto che la nave è molto piccola rispetto alla media delle petroliere e non è registrata e monitorata dalla Nato. Aris 13 ha una murata che in alcuni punti arriva a soli tre metri e al momento dell'abbordaggio navigava alla velocità di cinque nodi. Non è registrata al Maritime Security Center del Corno d'Africa, l'istituto della Missione "Atalanta" che monitora le navi della zona e sicuramente non ha seguito alcun protocollo previsto nelle "best management practices" scritte anni fa dagli armatori in collaborazione con l'International Maritime Organization dell'Onu (qui un approfondimento di Informazioni Marittime), che includono misure di prevenzione come telecamere a circuito chiuso, chiusura del bordo libero e degli sportelli, filo spinato o elettrificato, cannoni ad acqua, fino – nei casi di una petroliera di ben altra stazza e in acque ancora più pericolose - alla costruzione di cittadelle fortificate dove far rifugiare l'equipaggio in caso di abbordaggio riuscito.

Al momento dell'attacco Aries 13 trasportava gas e greggio. Non è chiaro chi sia il proprietario né a chi sia in gestione. Batte bandiera delle Comore e l'equipaggio è composto da otto srilankesi. Secondo quanto riferisce Ocean Beyond Piracy, il proprietario è una società panamense, Armi Shipping, che l'ha data in gestione a una società degli Emirati, anche se secondo la missione Atalanta invece è di proprietà greca. Il servizio di Aris 13 rientra in un tratto di mare che collega l'isola di Socotra, di fronte il Puntland, e la Somalia. 

A partire dal 2009 la pirateria Somala è stata un'emergenza. Ha colpito indiscriminatamente numerose navi, di tutti i tipi, dai piccoli rimorchiatori come l'italiano "Asso 21" fino a grosse petroliere come la Rosalia D'Amato. In genere, per quanto riguarda la pirateria somala, si tratta di ex pescatori che si convertono, e con loro i barchini, in un'economia di guerra. Sequestrano navi ed equipaggio per chiedere riscatti. Uccidono molto raramente, a differenza della pirateria in Nigeria, più violenta. Un abitante del villaggio di Alula ha riferito all'Associated Press che anche nel caso di Aris 13 si è trattata di una squadra formata da pirati di professione e pescatori.