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16 luglio 2020, Aggiornato alle 12,29
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Crociere, Clia chiede all'Italia meno interlocutori

Il distaccamento europeo dell'associazione crocieristica vuole regolamenti più semplici. Vago: "Programmmi a lungo termine, altrimenti il Paese non cresce"


L'Italia è il terzo Paese in Europa per traffico crocieristico, dopo Germania e Regno Unito/Irlanda. Ha quasi un quarto della quota passeggeri (seconda solo alla Grecia), ma deve semplificare il numero di interlocutori locali e governativi agli armatori, permettendogli di programmare a lungo termine rotte, navi e risorse, altrimenti la battuta d'arresto del settore avvenuta nel 2015 non farà che acuirsi. Lo sottolinea Pierfrancesco Vago, presidente di Clia Europe, nel corso del primo "Forum nazionale sulla portualità e la logistica" tenutosi ieri a Bari.

«L'economia italiana è quella che, in Europa, più beneficia dalla crocieristica con oltre 4,6 miliardi di euro di impatto diretto in un anno e oltre 100mila unità di lavoro coinvolte a vario titolo, pari a quasi un terzo del totale europeo», sottolina Vago. Ma siamo di fronte a una battuta di arresto: mentre Germania, Regno Unito, Irlanda e Francia segnano una crescita, l'anno scorso l'Italia ha perso il 4 per cento dei passeggeri. «Gli ostacoli che frenano lo sviluppo sono infrastrutturali e regolatori» spiega Vago. La riforma dei porti e dell'articolo V della Costituzione sono la ricetta giusta secondo l'associazione crocieristica europea. «Al ministro Delrio e alla sua squadra non può che andare un grazie da parte nostra. Dopo vent'anni e fiumi d'inchiostro spesi a discutere della riforma, eccola prendere corpo finalmente», afferma Vago. Sia la riforma dei porti che quella costituzionale sono «segnali incoraggianti». «Ovviamente non vogliamo in alcun modo che si determino involontarie tensioni tra amministrazioni centrali e regioni», afferma Vago. «Anche se passa la riforma del Titolo V, il nostro settore avrà sempre le àncore ben piantate nelle comunità locali».

Clia Europe è soddisfatta anche del nuovo sistema di rappresentanza all'interno dei porti previsto dalla riforma della legge 84/94. «Per anni – conclude il capo di Clia Europe - abbiamo temuto di ritrovarci ancora una volta scorrere la vecchia pellicola dei comitati portuali, dove la crocieristica non ha quasi cittadinanza, se non indiretta, e non ne è riconosciuta la specificità. La riforma sgombra il campo da equivoci: la crocieristica siede nei tavoli di partenariato previsti dalla riforma, ideati con l'intento di consentire un confronto tra le diverse componenti che animano l'ecosistema portuale».