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Porto di Napoli
17 ottobre 2018, Aggiornato alle 17,08
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Confindustria-sindacati, patto per lo sviluppo della Campania

Intesa per mappare le aree dismesse, semplificare gli investimenti e spingere sulla formazione


Una visione strategica per lo sviluppo di Napoli e della Campania. È quanto chiedono Confindustria e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che hanno firmato due protocolli d'intesa finalizzati alla crescita del territorio, uno per la Città Metropolitana di Napoli, l'altro per la regione. Al centro, il Patto per Napoli - firmato a ottobre 2016 – e la Campania – firmato un anno fa –, la Zona economica speciale, il rilancio del sistema portuale, la bonifica di Bagnoli e Campi Flegrei, Napoli est, Pompei e il Centro storico. In questo quadro, si legge in una nota dell'Unione Industriali di Napoli, è fondamentale il "Piano strategico territoriale della Città Metropolitana", «da definirsi con il concorso delle parti economiche e sociali». Tra gli interventi previsti: mappatura delle aree dismesse; valorizzazione della formazione e delle competenze, anche attraverso l'alternanza scuola lavoro e i contratti di apprendistato per il conseguimento di una qualifica professionale; semplificazione e definizione di tempi brevi  per l'iter amministrativo dei nuovi investimenti; monitoraggio efficace e accelerazione della spesa dei fondi comunitari; contrasto all'evasione e agli sprechi di risorse pubbliche.

«Confindustria e Cgil Cisl Uil – continua la nota -, nell'intesa regionale come in quella metropolitana, chiedono un vero e organico progetto di sviluppo, dove i corpi intermedi giochino un ruolo attivo: non limitato a sedi concertative formali, ma reso concreto, ed esercitabile pienamente, attraverso spazi di partecipazione alle scelte sulla programmazione. Al riguardo, il Patto della fabbrica, ratificato a livello nazionale lo scorso 9 marzo, conferma nella contrattazione territoriale e aziendale un elemento su cui costruire risposte efficaci per la crescita economica e sociale delle collettività locali, ridisegnando il modello delle relazioni industriali e contrastando anche fenomeni di dumping contrattuale. Le parti sociali e produttive potranno così meglio contribuire al mantenimento, consolidamento e sviluppo delle imprese esistenti, nonché favorire l'attrazione di nuovi insediamenti produttivi, tutelando nel contempo principi e diritti fondamentali: dal lavoro, alla tutela della salute e della sicurezza, alla tutela ambientale».

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Immagine in alto, il presidente Confindustria, Vincenzo Boccia