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04 dicembre 2020, Aggiornato alle 21,47
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Civitavecchia più cara, perché i portuali attaccano l'Autorità di sistema?

Gli aumenti tariffari prospettati per il 2021 e la dura reazione di Filt-Cgil e CPC. La replica dell'Adsp: solo proposte. Sullo sfondo, la crisi delle Compagnie dei portuali, tra verticalizzazione dei servizi e autoproduzione

Il porto di Civitavecchia (Autorità di sistema portuale del Tirreno Centro-Settentrionale)

di Paolo Bosso

«Non è un provvedimento definitivo ma solo l'avvio di un procedimento amministrativo per una totale condivisione delle proposte». Così l'Autorità di sistema portuale del Tirreno Centro-Settentrionale cerca di calmare gli animi e si difende dalla polemica di questi ultimi giorni per un eventuale rincaro delle tariffe portuali di Civitavecchia per il 2021.

La questione è scoppiata con il decreto 272 dell'8 ottobre firmato dal presidente Francesco Maria di Majo, che contiene principalmente due misure, la revisione dei diritti portuali «per passeggeri e automezzi trasportati su navi traghetto» - in altre parole, di un rincaro delle tariffe per ro-ro e ro-pax – e la revisione dei diritti portuali d'uso delle infrastrutture.

Il decreto è stato duramente criticato dalla Compagnia Portuale di Civitavecchia – in cassa integrazione da marzo - e dalla Filt-Cgil, che in una conferenza stampa congiunta stamattina hanno attaccato l'Autorità di sistema portuale come corresponsabile di un eventuale crollo dei traffici e di un eventuale abbandono degli operatori di fronte a questo possibile rincaro delle tariffe per l'anno prossimo. Riferendosi a Civitavecchia, il presidente della CPC della Capitale, Enrico Luciani, ha parlato di un porto che è un «morto che cammina», «distrutto», che rischia di essere «cancellato». Patrizio Scilipoti, vicepresidente della CPC, ha parlato dello stato di salute del porto di Civitavecchia accennando, tra gli altri, all'accordo tra Fruit Forest Terminal e una controllata di Msc, al traffico delle auto («inesistente), all'attività di Grandi Navi Veloci e del fatto che «noi, l'articolo 17, non lavoriamo più con nessuna impresa». Alessandro Borgioni, segretario generale della Filt-Cgil Roma Nord, ha detto che questo porto «sta andando alla deriva».

Per capire il perché di una reazione così dura da parte dei portuali di fronte al rincaro di singole voci, le tariffe portuali per le merci e le persone trasportate nei traghetti, occorre tenere presente che collimano qui due grandi questioni, la crisi economica per la Covid e l'annosa crisi dei portuali. Se la prima è dovuta a un fenomeno che stiamo vivendo in pieno e che avrà ripercussioni profonde ancora difficili da quantificare, la seconda è una crisi dovuta a una trasformazione della catena logistica e dello shipping in atto da almeno un decennio e che si può far risalire alla verticalizzazione dei servizi marittimi, ovvero alla tendenza delle compagnie marittime ad essere sempre più autonome nella gestione delle merci, inglobando in modo sempre più esteso la catena logistica attraverso l'autoproduzione (l'uso dei propri marittimi di bordo invece che dei portuali di terra per caricare e scaricare la nave) e fino al controllo delle società di spedizione. È chiaro, quindi, che la pandemia non può che aggravare l'enorme pressione a cui sono già sottoposti i portuali da anni. Il rincaro, quindi, viene visto in questo caso come un'ulteriore stangata che spingerà ulteriormente al ribasso la loro competitività e ridurrà ulteriormente le ore di lavoro.

In un comunicato di risposta alla conferenza stampa della CPC e della Filt-Cgil, l'Adsp della Capitale scrive che il provvedimento di di Majo dell'8 ottobre sulle tariffe è solo provvisorio e rappresenta una «base di discussione» già condivisa con l'Organismo di partenariato, l'istituto consultivo che racchiude proprio gli operatori che saranno colpiti da un eventuale rincaro. La reazione dei portuali, quindi, scrive l'Adsp, appare «incomprensibile, di fronte ad un provvedimento non operativo, peraltro redatto sulla base delle richieste pervenute dagli organi di controllo in ordine all'opportunità di trovare all'interno le risorse necessarie a fronteggiare i deficit di bilancio e che quindi può essere considerato una mera base di discussione, si dia luogo da parte di alcuni ad una sorta di contestazione generale sull'intero operato dell'ente».