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06 dicembre 2021, Aggiornato alle 20,55
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Logistica

Autotrasporto, riformare la scuola per avere più conducenti

Lo chiede Anita, per allargare il bacino di utenza di fronte alla cronica mancanza di personale. Baumgartner: "La professione non è più quella di vent'anni fa"

(Konrad Lembcke/Flickr)

La vigorosa ripresa economica degli ultimi mesi – che non si è ancora tradotta in una crescita sostanziale dei traffici marittimi, almeno in Europa – ha portato a una generale carenza di materie prime, tra cui quelle per fabbricare microchip (ma anche, a seconda della zona, di legno e carta). Mancano anche gli autisti, riferisce l'associazione degli autotrasportatori Anita, aderente a Confindustria, che lancia – e non è la prima volta – un appello al governo e al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, per quella che ritiene un'emergenza nazionale ed europea.
 
Secondo Anita va rivista la formazione scolastica per allargare il bacino della professione di conducente, «che non è più quella di venti anni fa», afferma Thomas Baumgartner, presidente di Anita. I veicoli di ultima generazione, infatti, richiedono conoscenze di tecnologie specifiche più alla portata delle nuove generazioni che delle vecchie. In questo modo si supererebbe anche la questione dei costi legati all'ottenimento della carta di qualificazione del conducente (CQC, obbligatoria in Italia dal 2005) e della patente professionale, «che sono oggi certamente un ulteriore elemento deterrente per i giovani».

«L'aumento della domanda di trasporto che arriva dal mondo produttivo – spiega Baumgartner -, l'esigenza di coniugare tempi di consegna sempre più stretti con il prioritario rispetto delle norme di sicurezza della circolazione, le inefficienze del sistema distributivo con insopportabili aumenti dei tempi attesa allo scarico e uno stato delle infrastrutture oggettivamente complesso che a sua volta genera un aumento dei tempi di consegna delle merci sta creando una miscela esplosiva, amplificata dalla mancanza di autisti. Le imprese di autotrasporto e logistica, in queste condizioni, rischiano di non riuscire a garantire l'approvvigionamento dei beni, compresi quelli di prima necessità – prosegue Baumgartner – ed è arrivato il momento di affrontare concretamente questa emergenza, con il rafforzamento delle politiche attive del lavoro e l'avvio di una efficace azione per qualificare persone, anche disoccupate o coinvolte in situazioni di crisi aziendali che potrebbero essere collocate nel settore».

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