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09 luglio 2020, Aggiornato alle 18,02
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Autoproduzione, sindacati favorevoli alle tabelle armatoriali

Filt-Cgil, Fit- Cisl e Uiltrasporti chiedono che, con la trasformazione in legge del Dl Rilancio, le autorizzazioni nave oltre il limite massimo siano fatte con mezzi sicuri e adeguati

(The Australian)

Contrariamente a quanto asserito da Assarmatori, Confitarma e Federagenti, l'emendamento al DL Rilancio non vieta l'autoproduzione delle operazioni portuali da svolgere sulle navi, ma «ribadisce la necessità di regole e criteri chiari per far cessare lo sfruttamento dei marittimi chiamati ad operare, oltre che nella fase di navigazione, anche in quella di carico e scarico delle merci, che sono state oggetto di due scioperi nazionali. Una pratica che si è resa responsabile di molti infortuni, alcuni mortali». Lo affermano i segretari generali sindacali Stefano Malorgio (Filt-Cgil), Salvatore Pellecchia (Fit- Cisl) e Claudio Tarlazzi (Uiltrasporti).

I sindacati non sono contro l'autoproduzione in sé, chiedono piuttosto che «le autorizzazioni alle navi, che non rientrano nel numero massimo previsto dalla norma, vengano date non solo limitatamente al tempo necessario per il carico e scarico della nave sulla base dei previsti requisiti, ma che richiedano anche l'inserimento nella tabella di armamento del personale dedicato a questa specifica attività e che vi siano mezzi tecnologici adeguati».

Queste regole sull'autoproduzione indicate dal decreto economico, continuano le tre sigle sindacali, «si rendono necessarie anche per far cessare i problemi di regolazione del mercato, insorti per interpretazioni e applicazioni diverse della norma da parte delle Autorità di sistema portuale, generando significative differenze tra un porto e un altro.

«Siamo per le regole e la chiarezza uguali per tutti i porti, perché solo così il sistema portuale nazionale può svilupparsi in modo armonico ed efficace. Su questo non faremo un passo indietro», concludono Maloggio, Pellecchia e Tarlazzi.

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