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11 dicembre 2019, Aggiornato alle 16,54
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Assarmatori, "Col decreto dignità costo del lavoro insostenibile"

Per l'associazione degli armatori l'addizionale NASpl applicata al lavoro stagionale del marittimo rischia di far schizzare alle stelle gli oneri a carico delle compagnie

(thelambertfirm.com)

«Difendere l'ambiente e l'occupazione sono obiettivi in testa alle priorità degli armatori italiani, ma le ricette politiche che si stanno delineando in questi giorni vanno proprio nella direzione contraria». È quanto sostenuto da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, a proposito della bozza del "Decreto Clima" circolata nei giorni scorsi e della recente circolare dell'INPS che applica anche al settore marittimo il "Decreto Dignità" «che rischia di far lievitare progressivamente il costo del lavoro marittimo sino a livelli insostenibili».

La circolare dell'INPS
L'INPS, con una circolare del 6 settembre, ha modificato la precedente interpretazione del "Decreto Dignità" stabilendo che si applica anche al settore marittimo il contributo addizionale NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego), che scatta ad ogni rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato. La misura, pensata per disincentivare le assunzioni a termine a favore di quelle a tempo indeterminato, prevede un aumento dello 0,5 per cento del contributo addizionale, pari all'1,4 per cento della retribuzione, che il datore di lavoro paga a conclusione di un contratto a tempo determinato e che serve a finanziare la NASpI. Secondo Assarmatori però questa è una misura che aumenterebbe significativamente il costo del lavoro per gli armatori. Il lavoro marittimo, spiega l'associazione, è per sua natura temporaneo o stagionale. I marittimi nel regime di "continuità di rapporto di lavoro", ovvero impiegati sempre dallo stesso unico armatore, sono una quota minima, mentre la stragrande maggioranza degli addetti è iscritta al cosiddetto "turno particolare" o "turno generale", una speciale lista presso gli Uffici di collocamento della Gente di Mare delle Capitanerie di Porto, da cui obbligatoriamente gli armatori devono attingere per formare l'equipaggio delle proprie navi. E ogni contratto cessa all'atto dello sbarco del marittimo. «Se ad ogni nuova chiamata il contribuito NASpI dovesse aumentare dello 0,5 per cento (non è previsto alcun limite all'incremento) è facile comprendere come, in tempi brevissimi, i costi diventerebbero insostenibili per qualsiasi armatore, con il risultato finale di generare un'enorme sacca di disoccupazione alimentata da migliaia di marittimi senza lavoro, in conseguenza di una crisi strutturale dell'intero comparto».

Cosa contiene la bozza del Decreto Clima
La bozza del decreto propone il taglio lineare del 10 per cento di tutti i sussidi considerati ambientalmente dannosi. Tra questi, secondo Assarmatori, sono stati inseriti alcuni degli aiuti che hanno permesso al cluster marittimo italiano di superare una pesante crisi, rilanciare l'occupazione e tornare ad essere competitivo con la concorrenza internazionale, «mentre limitarli ora significherebbe colpire solo le imprese italiane, senza peraltro aiutare l'ambiente, visto che la maggioranza dei traffici nel Paese è operato da imprese che non sarebbero soggette a questa misura».

In contraddizione con i provvedimenti che si vorrebbero varare, secondo l'associazione degli armatori, il ministero dell'Ambiente riconosce che il trasporto marittimo è «la modalità energeticamente più efficiente e con minori costi esterni ambientali» ma ciò non è sufficiente per mettere al sicuro gli aiuti erogati al cluster; genericamente si afferma che per mantenerli dovranno essere raggiunti imprecisati «obiettivi di miglioramento ambientale nella gestione della nave». Assarmatori sottolinea però che è proprio lo  shipping, in modo più marcato rispetto ad altre modalità di trasporto, ha compiuto notevoli passi avanti, considerando inoltre che dall'anno prossimo dovrà ridurre drasticamente, per una serie di leggi internazionali ratificate dall'International Maritime Organization, il tenore di zolfo nel combustibile ad uso navale. « costi per questo passaggio sono ingentissimi e sono integralmente sostenuti dall'armamento, senza alcun onere per lo Stato», sottolinea Messina.

«Assarmatori - conclude il presidente Messina - è convinta che non esista una reale volontà di innescare queste conseguenze, ma è altrettanto certa dell'esistenza di un rischio cogente per misure assunte con troppa leggerezza senza valutare sia gli effetti, sia le condizioni del settore in cui andrebbero a incidere». L'associazione si è detta aperta a confrontarsi con tutte le istituzioni interessate «per trovare le soluzioni più coerenti ed efficaci per migliorare l'ambiente e sostenere l'occupazione, senza mettere in pericolo il settore marittimo e tutta l'economia nazionale».

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