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Cultura

All'Istituto Idrografico di Genova c'è una "custode del tempo"

Nel centro ligure non si effettuano solo rilievi dei mari italiani per produrre mappe, ma vi opera anche un'orologiaia cronometrista 

Rita Leccese, la "custode del tempo"

di Guido Barbazza - DL News

È noto che a Genova, in Passo dell'Osservatorio 4, in pratica nel Forte San Giorgio, ha sede l'Istituto Idrografico della Marina, prestigioso organo cartografico dello Stato che ha la missione di migliorare la sicurezza della navigazione marittima, di sviluppare la conoscenza dei mari e di supportare la navigazione delle unità della Marina Militare Italiana. L'istituto, oggi diretto dal Contrammiraglio Massimiliano Nannini, fu fondato il 26 dicembre 1872 e alla sua guida fu chiamato il capitano di fregata, matematico e idrografo Giovan Battista Magnaghi, con il compito di eseguire il rilievo idrografico dei mari italiani e di produrre la documentazione nautica nazionale.  

Le attività si sono via via ampliate e specializzate a livello mondiale, capitalizzando una esperienza particolare per i mari artici ed antartici. Per i rilevamenti e le esplorazioni vengono utilizzate le navi oceanografiche Magnaghi, Aretusa, e Galatea, oltre alla poliedrica Alliance. L'attività in sede dell'Istituto è concentrata sullo studio della nautica e dell'oceanografia, al collaudo di strumenti in dotazione alle unità della Marina Militare e mercantile, al rinnovamento della cartografia nautica nazionale, all'aggiornamento della documentazione nautica. Curando importanti pubblicazioni, indispensabili per la gente di mare come Portolani, l'Elenco fari e segnali da nebbia i Radioservizi per la navigazione per il bacino del Mediterraneo le Tavole di marea e le Effemeridi. 

I genovesi più anziani ricorderanno i colpi di cannone (a salve) di mezzogiorno sparati dalla Torre Specola, in cima al colle del Righi, con funzione di segnale orario per la sincronizzazione dei cronometri di bordo delle navi, tradizione mantenuta fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Ebbene, chi decideva l'istante esatto del segnale di mezzogiorno era l'antico e sofisticato orologio a pendolo "Giuseppe Kohlschitter - Milano - 1872" dell'Istituto Idrografico che, in seguito dotato di dispositivo di trasmissione elettrico, controllava gli orologi pubblici della Città. Sulla Torre della Specola, per lungo tempo osservatorio dell'Istituto Idrografico, il mezzogiorno veniva scandito anche dalla discesa di un pallone rosso, sullo stile del "time ball" del famoso osservatorio inglese di Greenwich

Oltre al segnale di mezzogiorno, l'Istituto Idrografico ancora ai giorni nostri stabilisce "lo zero" di riferimento del livello del mare, utilizzato dalle carte e dispositivi di geolocalizzazione, tramite un apposito marchingegno posizionato su una banchina del porto di Genova, che ci informa inoltre continuamente sui livelli delle maree. Ma non tutti sanno che, nel cuore del forte, nel suo punto più intimo, nel suo baricentro, c'è una sala molto, molto particolare. È la sala degli orologi, dove opera la "Custode del tempo". Quando si entra, si rimane subito impressionati dall'aurea che vi regna, dall'odore particolare, dall'ambiente ovattato. Non ci sono finestre, esiste solo la porta di ingresso, e al di sopra, di sotto e tutto attorno vi sono decine e decine di metri di muri in pietra, di locali, di scale, sembra quasi di trovarsi nella sala del Re di una piramide egizia. 

Le pareti, il pavimento e i soffitti sono interamente rivestiti in legno di pitch pine, oltre che coibentati con sughero e gomma, per mantenere all'interno una temperatura ed un'umidità costanti, ai valori ottimali per il funzionamento delle centinaia di "macchine del tempo", cronometri ed orologi ospitati. Infatti, oltre al "Kohlschitter", ci sono altri due antichi e precisissimi orologi a pendolo: uno inglese, realizzato dall' "Orologiaio della Regina", ed uno austriaco, del 1913, trofeo della prima guerra mondiale, che opera sotto vuoto. Tutte le pareti sono coperte da ripiani dove si trovano orologi nautici, la maggior parte provenienti da navi della marina militare, che vengono controllati, manutenzionati, riparati, tarati e riportati a nuova vita per il loro servizio operativo. Nel silenzio assoluto di quel mistico sito è impressionante ascoltare il "tic - tac" di così tanti orologi che viene scandito in totale, perfetto, sincronismo, con una modalità tale da condurre ad una sorta di ipnotismo. 

Ebbene, in quell'ambiente speciale opera, diafana e silenziosa, la "Custode del Tempo", ovvero Rita Leccese. "Orologiaio Cronometrista", vince un concorso ed entra in Istituto nel 1985, come tecnico civile, e da allora si appassiona sempre più al suo lavoro, agli orologi. Interrompe gli studi al quarto anno di Liceo Scientifico e si concentra nell'apprendimento dell'arte orologiaia, della micro-meccanica, della micro-elettronica, attingendo dall'immensa esperienza accumulata dai suoi colleghi più anziani e che ormai permea letteralmente lo storico edificio. Rita, "figlia d'arte", da piccola rimaneva affascinata dalla manualità del padre, tornitore e fresatore dell'Idrografico e, con ammirevole costanza e determinazione, alternando pratica e teoria, è diventata la "dea ex machina" degli orologi e dei cronometri nautici, sicuramente una dei maggiori esperti nel campo. "Maestro orologiaio" è chi "tiene il tempo", e lei lo fa, e bene, coscienziosamente, sia nella revisione degli orologi che poi saranno fondamentali per la sicurezza della navigazione (ricordiamo che i cronometri nautici sono fondamentali per il calcolo della longitudine, e quindi della posizione di una nave) sia nel mantenimento in servizio degli orologi di riferimento. 

È ben vero che alla giornata d'oggi ci sono fior fore di cronometri digitali e dispositivi satellitari per fare il punto nave e tracciare le rotte, ma ogni nave che si rispetti conserva ancora a bordo un bel cronometro meccanico; non a caso l'uso del sestante e del cronometro è ancora materia di insegnamento all'Accademia della Marina Militare Italiana, e non solo. E, di orologi, la Custode del Tempo ne sa e ne ha viste di tutti i colori. Nata spezzina, di cui l'accento tradisce ancora l'origine, poi genovese, oggi residente ad Ovada, Rita ricorda che «fino a non molti anni fa arrivavano, e revisionavamo, oltre venti orologi al giorno. Tutti gli orologi imbarcati sulle navi della Marina Militare Italiana, amministrativamente, sono di proprietà dell'Istituto, che provvede ogni due anni alla loro regolare revisione e taratura» e ci confessa che «essendomi classificata tra i primi tre partecipanti al concorso ha potuto scegliere la destinazione, ed ho puntato diritto sull'orologeria; è stato subito amore per questa professione, e se tornassi indietro lo farei nuovamente. Questo lavoro mi ha dato e continua a darmi tante soddisfazioni, ed è particolarmente gratificante anche quando, in remoto, dò istruzioni agli ufficiali di bordo che si affidano a me per risolvere problemi relativi ai loro orologi e cronometri». 

Chissà, forse Rita potrebbe darci utili consigli anche sui famosi e assai costosi orologi Panerai, ideati a Firenze per i nostri subacquei incursori, marchio con il quale ha collaborato ed interagito. Infatti, tra le varie cose Panerai è stata storicamente la principale società fornitrice di apparecchi ottici e di meccanica di precisione per la nostra Marina, visto che con il suo nome ancora oggi si identificano i segnalatori a lampi di luce che, indipendentemente dalla marca e dal fabbricante, vengono chiamati, in gergo, proprio "panerai". Il banco da lavoro di Rita Leccese è la quintessenza dell'ordine, della pulizia, della precisione, espressione della passione, voglia, costanza, interesse, con cui la "Custode del tempo" svolge il suo lavoro. Su quel banco sono passati anche il cronometro ed il barografo tradizionalmente conservati nell'Ufficio del Presidente della Repubblica Italiana. Fortunatamente, a dispetto dell'anzianità di servizio, Rita, ancora giovane ed in ottima forma, ha davanti a sè ancora svariati anni di onorato servizio da "mastro orologiaio", durante i quali potrà trasmettere ad altri le sue speciali conoscenze, e contribuire accrescere ulteriormente con il suo lavoro l'immenso patrimonio di conoscenza, cultura, passione, che è l'Istituto Idrografico della Marina Militare, patrimonio della nostra nazione con un accento molto... genovese. Non bisogna necessariamente andare fino a Greenwitch o a Monaco, per respirare l'eccellenza nella misura del tempo, nella cartografia e nell'oceanografia, basta fermarsi a... Genova, e conoscere la "Custode del tempo".