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27 novembre 2020, Aggiornato alle 19,26
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Cultura

Affrontare gli abissi marini per capire la vita. Il libro

Conversazione con Osvaldo Cammarota sull'esperienza e la testimonianza di Mariafelicia Carraturo, campionessa mondiale di apnea


di Marco Molino

«Dobbiamo renderci conto che "andare in fondo" non è sinonimo di "affondare"; è un esercizio impegnativo in tempi di superficialità, ma necessario per chi voglia davvero conoscere, capire, reagire, cambiare». A sentire Osvaldo Cammarota, operatore di sviluppo territoriale e pescatore-filosofo, dovremmo spingerci sempre più in basso per elevare la consapevolezza di noi stessi e del mondo. Strano concetto, che però acquista una sua logica nell'ambiente marino. Rituffandoci nel liquido amniotico della grande madre blu, c'immergiamo infatti in una dimensione di scoperta, riconquistando nel contempo un rapporto genuino con la natura e una più chiara percezione dei valori. Ma attenzione: non si tratta soltanto di una bella metafora maturata nelle solitarie ore trascorse in mezzo al mare a preparare esche per pesci furbi. Cammarota dà piuttosto sostanza ai suoi ragionamenti con l'esempio concreto di Mariafelicia Carraturo, napoletana campionessa mondiale di apnea, che "dal tetto" di centoventi metri di profondità ci trasmette «una originale lezione di resilienza».

Cammarota, la Carraturo ha raccontato la sua intensa vicenda sportiva e umana nel libro Il risveglio di Partenope (Guida Editore). Davvero la sua esperienza può insegnarci ad esplorare il nostro animo come fosse un abisso marino?
«Il libro è il racconto di un'esperienza vissuta con determinazione, coraggio, forza.  Sappiamo che le battaglie più dure sono quelle che combattiamo con noi stessi, a dirimere le pulsioni spesso contrastanti del nostro animo. Ci troviamo spesso a dover scegliere tra quel che è bene, quel che è male e troppo spesso scegliamo le vie più facili che, peraltro, ci sono suggerite dall'esterno di noi stessi. Ci stiamo abituando a rispondere con un like, in modo superficiale anche su cose che riguardano direttamente la nostra vita. Ma col tempo, quando (e se) si acquisisce piena consapevolezza di sé, ci si accorge che stiamo vivendo problemi inediti, nella dimensione soggettiva e collettiva. E i problemi nuovi richiedono, appunto, una esplorazione profonda».

Magari dovremmo indagare, con lo stesso impegno, in noi stessi e nell'animo degli altri.
«Nel mio mestiere (che è promuovere sviluppo "dal basso"), ho imparato che bisogna conoscere a fondo i sentimenti, la cultura, le caratteristiche, i valori dei territori e delle persone che li abitano se si vogliono innescare processi profondi di cambiamento. Certo, questo vuol dire stare dentro la complessità, viverla come risorsa anche se appare come caos; vuol dire indagarla a fondo e ricostruire la storia su fondamenti di autenticità e di conoscenza per avere la forza di affrontare l'inedito e l'imprevedibile con più preparazione. Ecco, credo che l'animo umano sia come un meraviglioso abisso, o, se si preferisce, come un'entità complessa in cui -se si vuole- si possono ritrovare le energie per reagire».

Dalle pagine del libro emerge l'inesauribile desiderio di libertà e di cambiamento di una donna che ha trovato, nel rapporto con il mare, un percorso di evoluzione. Il lockdown ci ha allontanati da quel mare che già molti di noi poco avevano compreso. Da qualche settimana siamo tornati, timidamente, sulle sue sponde. Potrebbe essere una buona occasione per ricominciare con il piede giusto?  
«La natura continua a dare le sue lezioni, ma gli umani stentano ad apprenderle. Durante il lockdown il mare ha testimoniato ancora una volta la sua straordinaria capacità generatrice e rigeneratrice. Le cronache ci hanno parlato di acque terse persino nei canali di Venezia, nei porti; della ricomparsa di fauna marina che da anni non si vedevano nel nostro Golfo di Napoli. In altre occasioni Mariafelicia ha raccontato di ogni sorta di rifiuto trovati durante le sue immersioni. In cima alle tipologie troviamo la plastica. Non voglio fare "guerre di religione". Riconosciamo tutti l'utilità di questo materiale (peraltro riciclabile), ma siamo tutti in grado di capire i danni prodotti dall'uso e dall'abuso che si fa della plastica. È una questione che rinvia ai nostri stili di vita, di produzione e consumo, dei beni creati e del creato stesso».

In tal senso è difficile essere ottimisti. Al di là delle buone intenzioni, in realtà molti sono decisamente restii a modificare questi stili di vita evidentemente "non sostenibili".
«Ma io credo che la dura esperienza della pandemia abbia insegnato -a chi voglia imparare- che la nostra civiltà è in grave pericolo se non riesce ad incorporare il limite della sostenibilità ambientale dei nostri comportamenti. Questo riguarda tutti, dalle imprese collettive alle singole persone. Sul piano delle relazioni umane il virus ci ha fatti misurare con la sfida di dover accrescere il senso di "comunità" in costanza di "distanziamento sociale". Tutti abbiamo capito di essere accumunati da un medesimo destino (come diceva Totò ne ‘A livèlla), ma non so quanti abbiano maturato l'idea che il modo per vivere in armonia è avere rispetto per tutto ciò che è altro da sé; sia esso le persone con le loro idee e -a maggior ragione- la natura e le sue leggi. Si, credo che la pandemia ci abbia offerto l'occasione per riflettere e ricominciare con il piede giusto».

L'immersione in apnea è anche una faticosa sfida con sé stessi che comporta, talvolta, il rischio della vita. Per questo è ammirevole e impressionante il coraggio mostrato da Mariafelicia. Ma non tutti hanno le sue doti mentali e atletiche. Potrebbe indicarci altre vie, magari meno avventurose, per avvicinarci spiritualmente al mare?
«Il mare offre opportunità di apprendimento a chiunque sia disposto ad ascoltarlo. A nessun osservatore mancano le doti mentali per beneficiare dei messaggi che manda la sua mutevolezza: i colori, i movimenti delle onde quando è agitato, i flussi di corrente che ne increspano la superficie, i riverberi di pace quando è calmo. A chi è navigatore di superficie insegna che si può navigare anche controcorrente con le sole forze della natura, procedendo di bolina a zig-zag verso la meta prefissata. Certo, si può anche andare con la forza dei motori. Ma i motori sono un prodotto dell'uomo e, dunque, fallibile. Ci vogliono sempre l'intelligenza umana e le risorse della natura per andare in salvamento. Ma anche a chi naviga in superficie serve la lezione di Mariafelicia». 

Un'apneista che insegna agli uomini di superficie?
«I marinai sanno che per andare di bolina ci vuole una deriva profonda. Serve a guadagnare sopravento nella navigazione controcorrente. Se poi si mette un bel piombo -proporzionato alla barca e all'alberatura- si guadagna in stabilità e sicurezza nella navigazione. Tutto ciò conferma quanto detto all'inizio: "andare al fondo non è sinonimo di affondare" e questo -a mio parere- vale per l'animo di ciascuno e per la vita sociale. Io voglio essere un navigatore di superficie capace di pescare in profondità. Sarà per questo che ho trovato appassionante il racconto di Mariafelicia».
 

Tag: ambiente - libri