|
napoli 2
28 febbraio 2020, Aggiornato alle 15,45
intersped 2

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

speciale1

Tirrenia, CIN conferma chiusura sede di Napoli

Dal primo maggio i 60 impiegati, tra amministrativi e commerciali, della storica sede verranno delocalizzati al Nord. I sindacati: "Sono licenziamenti mascherati"

Il traghetto "Vincenzo Florio", che collega Napoli e Palermo

di Paolo Bosso

Questo 2020 potrebbe essere per Napoli l'anno dell'addio di Tirrenia, alle prese con i «licenziamenti mascherati», come i sindacati hanno battezzato il piano di «efficientamento e ottimizzazione della gestione delle risorse» annunciato a dicembre da Compagnia Italiana di Navigazione (CIN) e confermato martedì in toto dall'armatore, e rigettato dai sindacati, in una riunione tra l'armatore e le organizzazioni dei lavoratori Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, tenutasi a Roma nella sede di Assarmatori.

Per Tirrenia mille esuberi tra i marittimi, secondo quanto annunciato da CIN a dicembre, e dal primo maggio chiusura degli uffici di Napoli e Cagliari. Nel capoluogo campano si tratta di 60 persone, mentre a Cagliari si tratta di una sola persona. Il grosso proviene dalla direzione armamento/alberghiero (12 unità), seguito dalla direzione finanza, amministrazione e controllo (11), acquisti (7), legali e societari (5), operativa flotta (5), risorse umane (4), safety and security (4), staff amministrazione (3), commerciale passeggeri (3), sistemi informativi (3) e infine commerciale merci (2). Verranno trasferiti a Roma, Milano, Livorno e Portoferraio ma fino a maggio tutto questo personale, attraverso l'attività di mediazione dei sindacati, darà battaglia.

Per il 10 e 11 febbraio, per cominciare, l'Unione Sindacale di Base ha proclamato uno sciopero generale degli amministrativi e dei marittimi. «Chiedere alle persone di trasferirsi in questo modo, per lo più a personale dipendente di una certa età, significa sostanzialmente chiedergli sacrifici impronibili», secondo Amedeo D'Alessio, segretario generale Filt Cgil Campania. «È uno schiaffo alle maestranze napoletane – continua -, Napoli è la sede storica di Tirrenia e dovrebbe rimanerlo ancora. Gode di finanziamenti pubblici, ha un contratto con lo Stato. Per questo chiamiamo queste delocalizzazioni licenziamenti mascherati, perché sono decisi alla vigilia della scadenza della Convenzione». A luglio, infatti, termina la Convenzione per l'esercizio di servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico serviio con le isole maggiori e minori, in vigore dal 2012. Un "contratto" tra Stato e Tirrenia che, in cambio della continuità territoriale (la garanzia delle corse anche fuori stagione, indipendentemente dalla convenzienza economica), le permette di usufruire di circa 72 milioni di euro di fondi pubblici annuali.