|
napoli 2
19 aprile 2019, Aggiornato alle 16,31
intersped 2

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

Click&Boat 2

Spese pazze per la cybersecurity marittima

Il governo Usa investe 100 milioni l'anno per mantenere aggiornata e sicura l'infrastruttura informatica. Secondo l'associazione nazionale dei porti dovrebbe spendere il quadruplo


di Paolo Bosso

Nei prossimi dieci anni il governo degli Stati Uniti dovrebbe spendere quasi 4 miliardi di dollari (3,8) per rafforzare la sicurezza delle infrastrutture informatiche legate alla catena logistica marittima, circa quattro volte quanto spende attualmente. 4 miliardi per mantenere aggiornati i software di gestione, gli antivirus, i backoffice, tenere in volo i droni, migliorare la ricezione dei dispositivi lungo la costa. Insomma, per mantenere stabile l'infrastruttura digitale della catena logistica dei trasporti via mare, rendere più efficiente la burocrazia dei controlli. A gestire questi fondi dovrebbero essere in primo luogo le autorità portuali dei governi federali degli Stati Uniti, non gli operatori privati. La cifra è stata calcolata dall'associazione americana delle autorità portuali (American association of port authorities, Aapa) nel quarto rapporto The state of freight. «Le risorse per affrontare le sfide della sicurezza marittima dovrebbero tornare alle autorità portuali pubbliche, ciò aumenterebbe le opportunità di partnership tra i porti e gli stakeholder. Questo era l'intento originale del programma di sussidi per la sicurezza portuale», spiega Kurt Nagle, presidente e amministratore delegato di Aapa. Il programma di sussidi a cui si riferisce Nagle è il Port Security Grand Program (Psgp), nato nel 2002 in conseguenza degli attacchi dell'11 settembre. Fa parte della  Federal Emergency Management Agency's (Fema) e gestisce i fondi per la sicurezza e lo sviluppo informatico dei porti statunitensi. Dal 2002 ad oggi ha investito 2,78 miliardi in 8,096 progetti.

L'analisi dell'Aapa è un caso di studio valido per tutti, considerando che molti stati movimentano la loro economia, cioè la merce che esportano e importano, via mare: gli Stati Uniti per un quarto, l'Italia per oltre un terzo (38 per cento nel 2017). I porti Usa danno lavoro direttamente e indirettamente a 23 milioni di americani. 

Attualmente i fondi per i porti statunitensi sono gestiti per la maggior parte (60%) dalle autorità locali come polizia, guardia costiera e stati federali, per un quarto dalle autorità portuali e per il 15 per cento dagli operatori privati. 

Metà delle spese in manutenzione
Quadruplicare le risorse per la sicurezza e lo sviluppo informatico significa riorganizzare il Psgp visto che attualmente spende circa 100 milioni l'anno (un milardo a decade). L'Aapa ha calcolato che dei 3,8 miliardi necessari nei prossimi dieci anni, 2,62 sarebbero destinati alla manutenzione dei sistemi di sicurezza e 1,27 agli investimenti nella ricerca informatica, come per esempio in droni e software.

15 milioni di attacchi al mese
4 miliardi sono una bella cifra ma equipollente alla digitalizzazione delle infrastrutture. Basti guardare al numero di attacchi mensili a cui è sottoposto un grande porto. Quello di Los Angeles, per esempio, ogni mese riceve tra i 15 e i 20 milioni di attacchi informatici e ogni anno spende 2,4 milioni dei fondi di Psgp.  

Shipping negli States: 17 anni formidabili
L'Aapa ha calcolato che tra il 2001 e il 2018 il volume di container negli Usa è aumentato di oltre il 70 per cento, il commercio estero del 37 per cento e il traffico crocieristico dei passeggeri ha sfiorato il cento per cento. 

«Non solo abbiamo scoperto che gli stanziamenti del programma di sussidi per la sicurezza portuale devono quadruplicare a 400 milioni l'anno, ma il rapporto tra i fondi destinati ai porti deve raddoppiare almeno della metà per attenuare adeguatamente le minacce alla sicurezza», secondo Nagle. «Negli ultimi anni – conclude - quasi i due terzi dei finanziamenti dei sussidi per la sicurezza portuale sono stati spesi per la formazione e l'equipaggiamento dei primi soccorritori e per il miglioramento delle capacità di risposta. Ciò che è necessario ora è il passagio a maggiori investimenti nella prevenzione e protezione».