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18 settembre 2018, Aggiornato alle 16,23
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Sinistri in sala macchine, il ruolo dello shipmanager

Le assicurazioni subiscono perdite dovute a manutenzioni insufficienti e bassa qualità di combustibili  


di Adalberto Bertoli – DL News

 

Durante la pausa estiva ha colpito la mia attenzione la notizia apparsa sull'autorevole pubblicazione Telegraph, che auspica per gli armatori l'introduzione della cosiddetta "Same crew policy", come una forma di garanzia affinché possa essere ridotto il numero di danni in macchina. Tale coraggiosa richiesta arriva dal P&I Club, e prende spunto da uno studio commissionato dallo Swedish Club, uno dei più prestigiosi attori in campo delle Assicurazioni Marittime. Si stima, che il "main engine damage" incida per un 28% di tutti i danni in macchina, e che rappresenti ben il 30% dei costi totali dovuti a sinistri, in aumento del 20% negli ultimi 4 anni.

 

Per gli operatori del settore, e il sottoscritto, questa non è una sorpresa, con la crisi dei noli, un buon contratto di noleggio è merce rara, e il tempo per una corretta manutenzione è sempre meno. Purtroppo, è facile che chi era tenuto a farlo (società di shipmanagement?) abbia chiuso un occhio, sia in termini di tempistica, ma anche uso di combustibile di bassa qualità, così come lubrificazione dei motori non adeguate. Gli stessi produttori motoristici, grazie alle avanzate tecnologie, garantiscono una maggiore vita alle loro macchine in termini di ore di navigazione, ma certo non possono assicurare che essi siano indistruttibili, soprattutto se vengono utilizzati a velocità sostenute (frequenza aumentata di 2,5 rispetto a una velocità medio bassa).


In questo scenario, di forte concorrenza anche per gli assicuratori, sempre pronti a "strapparsi" qualche quota di premio, è stato facile per gli armatori o chi per loro, pensare che tanto poi alla fine ci avrebbero pensato appunto le assicurazioni, sempre pronte a pagare, e che al di là di qualche forma di "loss prevention" con l'introduzione di specifiche franchigie, poco potevano fare. Ma ora qualcosa sta cambiando, e il settore non è più disposto a sopportare le perdite dovute a questo sistema.

 

La "same crew policy", di per sé non è una novità, ma rimette al centro dell'attenzione l'equipaggio della nave, con tutte le sue professionalità. In un tempo passato, ma non tanto lontano, la nave, quella nave si identificava con il suo Comandante. Forse, è bene tornare ad investire in un buon equipaggio, certo numericamente minore per via delle tecnologie, ma non certo a costo zero o giù di lì.

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