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09 luglio 2020, Aggiornato alle 18,02
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Logistica

Napoli, Migliaccio: "Stop ai booking al terminal container"

I picchi della settimana passata si fanno sentire: lunghe code e incertezza sulla presa in carico della merce. L'autotrasporto in sofferenza

Il terminal container di Napoli

di Paolo Bosso

Lunghi tempi di attesa dei mezzi pesanti per entrare e uscire dal terminal container del porto di Napoli. È una buona notizia, paradossalmente, perché è il sintomo di una ripresa dei traffici che va avanti dall'inizio dell'anno, tant'è che all'inizio di questa settimana Conateco ha dovuto estendere gli orari di apertura per fronteggiare il picco dello scorso week end. Ma la viabilità interna al porto è in affanno, le attese medie superano le cinque ore e spesso i camion tornano senza poter ritirare il carico. Il porto è strutturalmente compresso, basti vedere l'immagine in alto con l'autostrada che 'invade' i piazzali. Così l'aumento del traffico, seppur sia un elemento positivo, mette in realtà in seria difficoltà il flusso in entrata e uscita dei mezzi pesanti.

Il terminal subisce overbooking
«Dall'inizio del mese viviamo disservizi giornalieri», spiega Ciro Migliaccio, titolare della Migliaccio Logistic Group di Napoli. «Facciamo riunioni con Accsea, gli agenti marittimi e tutte le altre associazioni di categoria del territorio. Sabato ne abbiamo un'altra. Chiediamo alle compagnie di non emettere più booking finché non c'è la garanzia del servizio, altrimenti il carico si blocca. Lunedì il ritiro di un container pieno ha richiesto un'attesa di 6 ore e il carico, alla fine, neanche lo abbiamo ritirato. I clienti ci chiedono spiegazioni». Conateco, spiega Migliaccio, ne «subisce le conseguenze». A questo punto, secondo Migliaccio, l'autorità portuale partenopea dovrebbe cercare di aprire altri piazzali dove stoccare i contenitori. «Vista la quantità di container vuoti a terra, perché non organizzarsi e mettere a disposizione un'area in più? Sulla darsena di Levante, nei pressi del cantiere, lo spazio c'è». 

Terminalismo esternalizzato
Nel terminal container del porto di Napoli, denuncia Migliaccio, c'è un'apparente flessibilità. «È aperto 24 ore ma, di fatto, conviene attenersi a determinate fasce orarie perché le tariffe sono proibitive se si chiede l'allungamento dell'apertura. Per sopperire a queste disfunzioni nei servizi, e per offrire noi un servizio puntuale, ogni azienda si è dovuta dotare di un piccolo terminal. In sostanza, esternalizziamo il terminalismo, una cosa assurda. Non è possibile che il terminal container di Napoli, uno dei più importanti del Meridione, richieda in alcuni casi fino a 5 ore per movimentare un carico, quando la normalità dovrebbe essere di un'ora. Non ci sono sufficienti mezzi nel terminal per movimentare i container. La conseguenza, per gli autotrasportatori, è che sosta, movimentazione, carico e scarico sono operati in barba ai tempi di guida e riposo, quelli stabiliti dal Regolamento Ue 561/2006».

«La categoria è in sofferenza – conclude Migliaccio – chiediamo alle compagnie di smettere di emettere booking finché non si smaltisce lo sdoganamento dei container ancora da ritirare».