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12 maggio 2021, Aggiornato alle 13,57
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Infrastrutture

Napoli, confronto a metà tra i quattro candidati del porto

Si presentano solo Picone e Villari. La campagna elettorale fa slittare i tempi. Ormai il commissariamento è sicuro. Intanto gli operatori campani si confrontano


di Paolo Bosso 
 
In tempi di campagna elettorale il clima cambia. Ciò vale anche per il porto di Napoli che dovrà aspettare ancora prima di vedere il suo prossimo presidente dell'Authority. La quaterna è stata fatta, ormai già da un po', ma nessuno nell'attuale governo ha voglia di accordarsi con la Regione Campania prima delle elezioni politiche. Il 4 febbraio scade il mandato dell'attuale presidente Luciano Dassatti ma già qualche settimana dopo, il 24, si voterà, ragion per cui i tempi sono destinati a slittare, di parecchio. Dopo i risultati elettorali le Camere si riuniranno non prima di metà marzo, così bisognerà aspettare il prossimo ministero dei Trasporti per avere l'intesa con Caldoro. Fine Marzo? Aprile? Comunque vada per il porto di Napoli significa un ormai certo commissariamento.
Nel frattempo ieri si è tenuto un evento importante nel capoluogo campano, un confronto tra i candidati alla presidenza dell'Autorità e gli operatori portuali organizzato dal Propeller Club presieduto da Umberto Masucci. Una specie di confronto "elettorale" che ha permesso di mettere tutti gli uni di fronte agli altri. Non era mai successo prima, solo a Genova e Savona ci sono stati precedenti simili che hanno permesso di accelerare i tempi della nomina. Purtroppo però lo stesso discorso non si può fare per la serata di ieri. 
L'incontro è riuscito a metà visto che dei quattro se ne sono presentati soltanto due: Domenico Picone - ex comandante del Porto di Napoli indicato dalla Camera di Commercio - e il senatore Riccardo Villari, indicato dalla Provincia di Napoli. Gli altri due (Dario Scalella, manager e presidente di Napoli Servizi indicato dal Comune di Napoli; Luigi Bobbio, ex sindaco di Castellammare indicato da quest'ultimo Comune) erano assenti, il primo per malattia, il secondo era occupato a Roma guarda caso con le liste elettorali.
Nonostante le defezioni o le assenze, l'evento tenutosi alla Stazione Marittima ha avuto il suo peso. Si è parlato di porti insieme ai vertici del cluster marittimo napoletano tra agenti marittimi, spedizionieri, sindacalisti e armatori. I due candidati si sono presentati e hanno parlato di sé, del loro background e delle loro proposte per il porto di Napoli, proposte sintetizzabili in una sola parola, anzi due: Grande Progetto, il finanziamento europeo da 240 milioni di euro (più 95 per la ferrovia) che sulla carta rivoluziona l'organizzazione logistica dello scalo. 
Il tema di fondo, presente anche quando si parlava di altro, è stato però quello dei meccanismi della nomina e della riforma della legge 84/94. «Abbiamo un ritardo – ha detto Masucci – da un mese e mezzo non sappiamo niente, non è normale. Abbiamo il diritto di sapere perché». In realtà il motivo si sa, campagna elettorale, tradotto dal politichese: la patata è diventata bollente, meglio che se ne occupi il prossimo ministero dei Trasporti. Ma «non è una giustificazione» secondo il presidente del Propeller, «non possiamo tollerare commissariamenti o ritardi». E' come se, in un incontro nel quale dei candidati non politici (uno di loro non sarà votato ed eletto ma solo nominato) avrebbero dovuto parlare del porto quando in realtà hanno discusso di portualità, del sistema delle candidature e dei giochi politici dietro le titubanze. Ma il presidente del porto non dovrebbe essere un "tecnico", per certi aspetti fuori da questi meccanismi del politichese? Beh, anche il governo attualmente in carica dovrebbe esserlo, ma non lo è più da un pezzo. 
 
Nella foto, da sinistra, Villari, Masucci, Nicola Coccia (presidente Terminal Napoli), Picone.