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Logistica

Mezzogiorno, grandi alleanze e scarsa volontà politica frenano la logistica

Confetra Campania, nel suo primo evento pubblico, analizza le prospettive economiche del Meridione


di Paolo Bosso

Per rilanciare l'industria del Mezzogiorno c'è bisogno di velocizzare i controlli e soprattutto guardare con realismo al mercato, che non è quello cinese ma europeo. Un mercato caratterizzato da una logistica sempre più integrata tra mare e terra, uno dei fenomeni più attuali dello shipping. Non solo gli armatori non smettono di allearsi ma iniziano a essere sempre più presenti anche nei luoghi storicamente ad appannaggio degli operatori tradizionali. «La conseguenza più rilevante è che questa offerta integrale dà la percezione che i servizi siano tutti uguali, spingendo a scegliere quelli che costano meno. Succede però che così gli operatori più piccoli vengono schiacciati», secondo Ermanno Giamberini, presidente di Confetra Campania, il distaccamento territoriale dell'associazione guidata da Nereo Marcucci che oggi, al museo di Pietrarsa di Portici, ha tenuto il suo primo evento pubblico. «I servizi logistici non sono una commodity ma il riflesso dell'attività manifatturiera. Chi lavora nella logistica è un operatore, non un manager», sottolinea Giamberini.

Le incognite della Zona economica speciale
Al convegno ("Evoluzioni e scenari della logistica, tra dinamiche globali e vocazioni territoriali") si è parlato soprattutto del Mezzogiorno, delle sue potenzialità logistiche e manifatturiere, guardando all'incognita della Zona economica speciale (Zes), istituzionalmente completa in Campania – è la prima regione a riuscirci - ma di fatto non ancora attiva, cosa che scoraggia non poco gli operatori. «L'agenzia delle entrate sta studiando il meccanismo del credito d'imposta, valutandone l'automatismo», spiega Pietro Spirito, presidente dei porti di Napoli e Salerno. «Ma alla base – continua - è un progetto su cui ci si deve prima di tutto credere nel lungo periodo, com'è successo in Cina, Paese delle Zes, dove quella di Shenzhen, attiva da quarant'anni, ha dovuto aspettarne non meno di sette per avviarsi». Secondo Spirito quello di cui la Campania ha bisogno sono i fast corridor tra porti e interporti, come funziona al Nord, anche su gomma va bene lo stesso, purché si faccia. Un'altra incognita sono le semplificazioni che porterebbe la Zes. Alessandro Panaro, responsabile Srm dipartimento Economia Marittima, ha raccontato come nell'ultima riunione ministeriale c'è stata un po' di confusione sull'argomento: «mi è stato detto che le semplificazioni si ridurranno anche della metà. Ok, ma rispetto a cosa?». La verità è che «sulla Zes non si è fatto avanti nessun imprenditore», afferma Domenico De Crescenzo, coordinatore Confetra Mezzogiorno, secondo il quale la sfida per la logistica del Meridione è rappresentata dalla velocità delle verifiche sulle merci. «In Nord Europa – spiega - i controlli coinvolgono meno dell'1 per cento della merce, mentre da noi si aggirano sul 12/13 per cento. Visto che non possiamo ambire a queste percentuali sottodecimali, l'unica cosa che possiamo fare è velocizzare quello che facciamo. Non è possibile aspettare una settimana per il controllo fitosanitario o quattro giorni per vedersi sbloccato un container frigo». Infatti, conferma Silvia Moretto, presidente di Fedespedi, «i margini di crescita nel Mezzogiorno accadono nel momento in cui l'attività si velocizza».

Un po' di dati dal Sud Italia
L'aspetto più interessante in questo scenario sempre più concentrato in pochi soggetti è che il traffico cresce ma con esso non gli introiti delle aziende. Nel 2018, riferisce Confetra Campania, le importazioni sono cresciute del 4 per cento, le esportazioni del 2,8 per cento. Negli ultimi quattro anni (2014-2018), sempre al Sud, le importazioni sono salite del 18 per cento e le esportazioni del 14. «Diminuisce però la frequenza dei servizi e il numero degli approdi, per via della concetrazione degli operatori logistici, a sua volta determinata dalle grandi alleanze armatoriali e dagli investimenti di questi nelle società retroportuali», spiega Giamberini. È uno scenario radicalmente cambiato negli ultimi decenni: se nel 2000 la presenza armatoriale nei terminal portuali del mondo era pari al 17 per cento, oggi è del 38 per cento.

Crollati gli investimenti al Sud
Dal 2001 gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno sono crollati del 28 per cento. Gli operatori si chiedono come sia possibile avviare una Zes senza che il decisore pubblico abbia la volontà di investirci? Eppure i numeri non mancano. Confetra Campania calcola che, a fronte di 60 mila imprese logistiche in Italia per circa mezzo milione di addetti, 500 si trovano nella sola Campania e occupano circa 10 mila persone.

La tela di Penelope
Il guaio è «la tela di Penelope della politica, che disfa ciò che è stato fatto dai predecessori e ogni volta ricomincia da capo», afferma Ennio Cascetta, amministratore unico di Ram, in house del ministero dei Trasporti. «Non mi pare – continua – ci sia la volontà di accelerare alcunché da parte del governo, e in un paese come l'Italia così burocratico è una penalità considerevole. Parafrasando Churchill, abbiamo i freni di una Ferrari su una Cinquecento: arrestare lo sviluppo è immediato, ma ripartire richiede molto tempo».

Velocità, volontà politica e, infine, realismo, quella capacità che porta a scoprire, per esempio, che il principale mercato dell'Italia non è la Cina ma l'Europa. «L'import-export cinese – conclude Cascetta - vale il 2 per cento del totale, circa il 50 per cento viene dall'Europa e il resto dal Mediterraneo. Attraverso le Alpi passano 200 milioni di tonnellate merce. Il nostro mercato passa da lì».

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