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17 maggio 2022, Aggiornato alle 08,51
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Infrastrutture

Mercantili con le vele, i progetti in corso

Sono strutture in retrofitting, fatte per coadiuvare i motori, non per sostituirli. Le sperimentazioni di Michelin, Wallenius, BAR Technologies e MOL

La vela di Michelin per i mercantili (Michelin/Youtube)

di Paolo Bosso

Spostare oggi una moderna nave mercantile con le vele sembrerebbe bizzarro quanto remare con le mani: ma c'è chi ci sta lavorando seriamente a livello ingegneristico e chi ha già effettuato delle prove in mare, con l'intento di ridurre l'impatto ambientale delle grandi navi usate nei commerci mondiali. Ed esiste già una nave, una portarinfuse (cioè una nave pensata per trasportare carichi che non sono container: in questo caso acciaio) che da anni naviga tra i porti di Asia e Stati Uniti con un sistema diverso dalle vele ma sempre sfruttando il vento, i rotori.

L'obiettivo, almeno per il momento, non è sostituire i motori tradizionali ma ridurne i consumi, tagliando le emissioni di gas serra e i costi di trasporto.

Le tecnologie attuali non permettono di spingere col solo vento navi da oltre un centinaio di migliaia di tonnellate di stazza, come le attuali navi mercantili più grandi, ma neanche quelle da qualche decine di migliaia di tonnellate. Una vela alta oltre cento metri, come sarebbe necessaria per navi del genere, destabilizza l'assetto, rischia di urtare le gru di banchina in porto e non passa sotto i ponti, a meno di retrarli telescopicamente. Ma non sono pochi gli studi di ingegneria navale che si stanno cimentando in progetti del genere, focalizzandosi su due sistemi distinti, le vele e i rotori, cioè dei grossi cilindri rotanti. Entrambi utilizzano il vento. Le prime si basano sulla portanza, quella della vela tradizionale, i secondi sulla differenza di pressione tra un lato e l'altro di un grande cilindro che ruota velocemente.

Per quanto riguarda la vela, uno dei progetti più curiosi, unico nel suo genere, è quello di Michelin: si chiama Wing Sail Mobility, o "Wisamo", e le vele ricordano l'ala di un aereo. Sono di materiale plastico, gonfiabili, telescopiche, molto più ampie di una vela in tessuto. Funzionano in retrofitting, cioè migliorano l'assetto di navigazione tradizionale, quello spinto dalle eliche a motore, senza sostituirlo. Secondo il produttore francese di pneumatici potrebbero far risparmiare fino a un quinto del carburante.

Tra giugno e dicembre dello scorso anno, sul lago Neuchâtel, in Svizzera, si è tenuto il primo test con una vela di circa cento metri quadri su una tipica barca da regata di 12 metri, di proprietà del velista francese Michel Desjoyeaux.

A fine febbraio saranno organizzati test in condizioni più realistiche, con vele tra i 250 e i 450 metri quadri di estensione, a bordo della Pélican, una portacontainer da 22 mila tonnellate di stazza lunga oltre 170 metri. Terminato l'allestimento, per la seconda metà dell'anno, con le condizioni meteo ideali, dovrebbero iniziare le prove in mare.

Se il test avrà successo si passerà alla fase successiva, quella della progettazione e costruzione in serie, ma in ogni caso ci vorranno anni, se tutto va bene, prima di vedere navi del progetto Wisamo in giro.

Attualmente le incognite per questo tipo di vela sono troppe e le cose da capire tante per darle per scontate. Se funzionano e non generano problemi strutturali alla nave, e il costo di installazione e gestione vale il risparmio sul carburante, le vele di Michelin potrebbero essere utilizzate su qualsiasi nave mercantile: portacontainer (che trasportano prodotti di consumo), traghetti, portarinfuse (che trasportano grano, acciaio, legno), gasiere e petroliere.

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Tag: ambiente