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15 febbraio 2019, Aggiornato alle 17,35
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Manovre nei porti, quanto servono i corsi di shiphandling

Ci sono capitani che hanno il talento naturale di manovratori ed altri che, pur seguendo le lezioni, rimangono scarsi


di Gaetano Mortola - DL News

Sul tema "sicurezza e manovre nei porti", mi rifaccio alla mia esperienza di mare ma soprattutto da ciò che ho visto durante la mia attività di perito navale, svolta in un arco di circa 15 anni e non ancora terminata, perché quando ci sono incidenti li discuto sempre con mio figlio che è il direttore di "Control System Survey" di BCN, che opera oramai da anni in campo internazionale. Ci sono capitani che hanno il talento naturale di manovratori e ci sono capitani che, anche dopo aver partecipato a corsi di "shiphandling", rimangono scarsi manovratori. Ne ho conosciuti direttamente due.

Quelli col dono naturale invece, dopo aver partecipato a corsi di manovra simulata o pratica tipo "Grenoble"  hanno grandemente migliorato le loro conoscenze navali in questo campo. Io ritengo che tutti i capitani (compresi primi ufficiali) dovrebbero partecipare a corsi di "shiphandling" soprattutto a Grenoble, dove l'insegnamento è più completo e pratico. Si manovra su modelli di quasi tutti i tipi di navi e a Grenoble insegnano anche ad usare le ancore. Ti fanno andare all'ormeggio con modelli di petroliere cariche da 500.00 DWT dragando l'ancora (senza rimorchiatori).

Nei corsi simulati di "shiphandling" si fanno poi manovre ai limiti del possibile, inserendo nel programma correnti e vento a piacimento dell'istruttore. Esempio, il sottoscritto prima di prendere il comando di una petroliera da 150.00 DWT doppio scafo, il mio armatore mi mandò a fare un corso simulato a Genova. Nel terminal di Quebeque mi fecero andare all'ormeggio con la poppa, senza rimorchiatori, dopo aver girato la nave nel fiume controcorrente. Il diagramma di questa manovra perfettamente riuscita lo conservo da portarmi nella tomba. Mi fecero un mucchio di complimenti.

Per le navi le ancore sono come le marce per una autovettura: si usano i freni ma si devono anche usare le marce contemporaneamente per diminuire la velocità, anche in casi di emergenza. Ho imparato ad usarle bene ma me lo aveva già insegnato mio padre. Nei porti e navigazione in canale le ancore devono essere sempre pronte all'uso, a meno che non venga segnalato diversamente per motivi particolari. Durante i molti incidenti nei porti che ho dovuto periziare ho purtroppo notato che comandanti e piloti si dimenticano (diciamo così) che la nave è fornita di due ancore.

Bisogna però saperle usare bene, tenendo conto del fondale per poter allascare  la giusta quantità di catena affinché faccia presa sul fondo e freni l'abbrivo. Dare fondo alle ancore (una o ambedue a seconda dei casi) magari non evita una collisione, ma certamente (se usate bene) ne diminuiscono la forza di impatto e quindi i danni. Vedere quel caso a Genova del Jolly che, secondo quanto da me appurato, non le usò in tempo ed in modo appropriato. Se non erro era una nave a forte rischio di black out.

I comandanti devono tenere presente che nessuna nave è esente da "black out" e l'emergenza è sempre un rischio presente in qualsiasi manovra quindi non si devono dimenticare  che le ancore possono salvare la nave ed anche la patente. Ci sono navi che navigano sempre anche se il loro apparato motore è a forte rischio di black out ed allora l'uso appropriato delle ancore diventa un credo. Ti dirò che nell'ultimo  incidente portuale che ho studiato con mio figlio ci sono state varie responsabilità tra  piloti, rimorchiatori e comandante che non ha saputo prendere  la giusta decisione.  A volte il pilota bisogna metterlo da parte per prendere in mano le redini della manovra. I periti navali devono lavorare, quindi i comandanti e piloti devono continuare a fare… danni (senza vittime o feriti)!
 

Tag: porti - formazione