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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Cultura - Eventi

La storia, lo spazio e gli uomini: il Mediterraneo raccontato dai suoi protagonisti

Studiosi, armatori, militari, comandanti marittimi e scrittori si sono confrontati nel seminario organizzato dall'Istituto Italiano di Navigazione


Quando la presidente dell'Istituto Italiano di Navigazione, Palmira Petrocelli, ha introdotto i lavori del seminario "Navigare il Mediterraneo", tenuto a Roma presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare "Caio Duilio", si è proposta con coraggio – a nome di tutti i convenuti - un compito davvero arduo: raccontare in meno di due ore "la storia, lo spazio, gli uomini" del Mare Nostrum. Beh, a giudicare da come i relatori hanno saputo sintetizzare gli elementi più interessati e attuali di questo tema così vasto, sembra proprio che la sfida sia stata vincente. Tutti i presenti hanno arricchito il proprio bagaglio di conoscenze e portato a casa un prezioso pezzetto di Med.

Nella sua panoramica storica, il professor Antonello Folco Biagini (Unitelma Sapienza) ha ricordato i momenti cruciali, come dopo la scoperta dell'America nel 1492, in cui il Mare Interno è sembrato divenire uno spazio marginale, pur sapendo in seguito sempre riconquistare la sua centralità nei traffici e negli scambi culturali. In questo Mediterraneo non mancano però evidenti dicotomie e il professor Paolo Sellari (Università Sapienza) ha individuato importanti criticità proprio nel confronto Nord-Sud, con il problema dei migranti, e nel bilancio opportunità-rischi, con lo sviluppo delle rotte terrestri a scapito di quelle marittime. La professoressa Emanuela Del Re (Unione europea – Sapienza) ha invitato invece a guardare questo grande bacino tra i due continenti con gli occhi del Sahel, a considerarlo una buona volta luogo di congiunzione tra Europa e Nord Africa e non solo di transito.

Tornando a solcare idealmente i flutti, l'ammiraglio Massimiliano Lauretti (capo reparto piano operazioni Cincnav) ha illustrato le complesse operazioni militari nell'area Med, che spaziano dalle attività di soccorso a quelle di controllo e contrasto della pirateria, sempre al sostegno della navigazione mercantile e di chiunque si trovi in mare. Valori confermati dal capitano Gianluca D'Agostino della Capitaneria di Porto, che ha descritto il lavoro sul campo della Guardia Costiera sempre svolto con l'obiettivo del bene comune e della salvaguardia della vita umana e dell'ambiente.

Il Med culla della civiltà ma anche, purtroppo, teatro di violenza e disuguaglianza, ha ricordato il comandante marittimo Gennaro Arma. In queste difficili acque (marine e legislative) chi guida l'equipaggio di una nave deve dimostrare sempre di più autonomia e capacità di leadership. La formazione comincia negli istituti nautici che devono però innovare i loro programmi d'insegnamento. Anche perché non basta avere ottomila chilometri di costa per considerarsi un paese marittimo. Il direttore di Confitarma, Luca Sisto, ha invitato giustamente a riflettere su alcuni semplici dati: il Mediterraneo corrisponde all'1% della superficie globale, ma qui transita il 20% del traffico globale di merci. Ebbene l'Italia, al centro del Mare Nostrum, ne intercetta solo il 40%. La politica deve sostenere un'industria fondamentale per il paese come quella marittima, soprattutto nel difficile processo di decarbonizzazione. Ma un'illuminata legislazione è necessaria anche per tutelare i comandanti delle navi spesso oggetto di una immotivata criminalizzazione, come emerge dall'interessante libro curato da Mario Carta. L'incontro è stato moderato dal reporter e scrittore Marco Molino che ha voluto sottolineare la sintonia tra questo seminario organizzato dall'Istituto Italiano di Navigazione e il suo personale progetto letterario e giornalistico sull'identità dei popoli mediterranei. Un percorso che continua.