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Il pilota e il comandante, un rapporto difficile

Il commento del capitano Mortola sul blog di John Gatti, già capo pilota del porto di Genova


di Gaetano Mortola - DL News

Caro Decio, mi hai chiesto un commento sul "Blog" del Capt. John Gatti e te lo scrivo. Premetto che il comandante di una nave è "in supreme command of  the vessel" e che quando imbarca, il pilota diventa the "servant of the vessel", così come i rimorchiatori. Certamente, nella maggioranza dei casi, egli esegue la manovra, ma sempre sotto il controllo del master, il quale può intervenire in ogni momento se ritiene che la manovra presenta un rischio o vuole modificare qualche ordine di macchina o di timone. Io l'ho dovuto fare un mucchio di volte. Logicamente ci sono tanti comandanti che si fidano troppo dei piloti, sia per inesperienza, sia perché promossi da poco al comando, e spesso perché arrivano in porti difficili dove non sono mai stati. Non dimentichiamo che esiste anche il "master/pilot information exchange", documento che viene redatto e firmato da entrambi prima di iniziare la manovra e prima che il comandante passi il comando della manovra al pilota: "The conning".

Rimane il fatto indiscutibile che l'operato dei piloti riveste, in ogni porto, una importanza vitale. Ed un buon manovratore è quello che mantiene meglio il sangue freddo, sia pilota che comandante, nei momenti difficili che purtroppo capitano spesso. Ma tutto dipende dall'esperienza sia del master che del pilota e dalle difficoltà delle manovre stesse. Nei rapporti comandante/pilota ci sono un mucchio di sfaccettature, se poi succede un incidente, durante l'inchiesta vengono fuori le responsabilità di tutti coloro che sono coinvolti, comandante, direttore di macchina, ufficiali, pilota, rimorchiatori,ormeggiatori, "loading master" etc. nonché, a volte, periti di classe.

Ma il Capt. Gatti ha piena ragione su di un punto: i piloti eseguono centinaia di manovre, quindi centinaia di imbarchi via "biscaglina" o scalandrone o scala reale. Normalmente la nave riesce a fare un buon ridosso alla pilotina ma succede spesso che l'imbarco risulti rischioso per un mucchio di fattori negativi. O anche uno solo. Esiste quindi un rischio ben fondato. Il sottoscritto, in circa 15 anni di attività di ispettore di petroliere ha in breve considerato che il sistema più sicuro per andare a bordo è la biscaggina non lo scalandrone o la scala reale. Però il Capt. J.Gatti dovrebbe confrontare la vita di mare di un comandante, che trasporta milioni di Ton. di prodotti in giro per il mondo, le sue responsabilità, la sua vita sacrificata, il rischio incidenti/malattie in mezzo al mare e quella che ha fatto lui come pilota anche se molto intensa  ma sempre a terra vicino a casa.

Il nocciolo del discorso è che un pilota anche se non Capo pilota, oltre all'introito annuale per la sua attività, quando va in pensione se ne becca due (mi è stato detto), quella Inps e quella del corpo piloti, nonché. credo, tutti i quattrini e anche di più che ha versato all'associazione al momento del suo ingaggio. I guadagni dei comandanti (a parte quelli delle navi da crociera) sono al confronto molto più magri. Quindi il Capt. J.Gatti non si lamenti dei pericoli incontrati durante lo svolgimento della sua professione, ma rifletta su ciò che ha scritto e su ciò che ho voluto dirgli. Qualche biscaglina in più val bene ciò che si guadagna a fare il pilota. 
 

Tag: marittimi