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14 giugno 2024, Aggiornato alle 15,40
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Frane, cantieri e limitazioni: i valichi alpini sono mezzi chiusi

Lunedì una frana nella Savoia si è aggiunta a difficoltà croniche. Tanti mezzi pesanti si sono riversati sul traforo del Monte Bianco, che tra una settimana dovrebbe chiudere per lavori

Il valico del Monte Bianco (twitter.com/Tg3web)

Le criticità del trasporto della merce nei valichi Alpini che mettono in comunicazione Italia, Francia e Germania è arrivata a un punto massimo. Ai lavori previsti iniziare tra circa una settimana nel traforo del Monte Bianco (che chiuderà per mesi) e alle limitazioni che da tempo l'Austria impone al passaggio dei mezzi pesanti sul passo del Brennero si è aggiunta una frana avvenuta lunedì scorso nella Savoia, al confine tra Italia e Francia, causando la chiusura di un tratto dell'autostrada A43 e del traforo del Frejus, al confine tra Piemonte e Savoia francese, tra i comuni di Bardonecchia e Modane.

Da tre giorni code principalmente formate da tir, camion e autobus hanno interessato il tunnel che collega Courmayeur, in Valle d'Aosta, e Chamonix, in Francia, dove si è riversato il grosso del flusso originariamente diretto nel traforo del Frejus (dove attualmente possono passare solo le automobili), parzialmente bloccato da una frana avvenuta lunedì scorso nel comune di Saint-André, interessando anche i binari della ferroia e un tratto dell'autostrada A43. Solo lunedì sul valico del Monte Bianco sono transitati circa 4 mila camion, il doppio della media, un numero insostenibile. Inoltre, dal 4 settembre al 18 dicembre dovrebbe chiudere anche questo traforo portando a una probabile paralisi della circolazione se gli Stati interessati non si coordinano per modificare questo assetto della circolazione soprattutto dei mezzi pesanti. 

La frana del Frejus ha causato, sempre lunedì, la sospensione della circolazione dei treni tra Francia e Italia, che persiste ancora oggi.

La chiusura del tunnel del Frejus per la frana è al momento il problema più grosso. L'associazione dell'autotrasporto Anita ha chiesto al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di attivare un corridoio straordinario con la Svizzera. Il governo, dal canto suo, sta valutando insieme alle imprese che dovranno fare i lavori di cambiare il calendario dei lavori nel traforo del Monte Bianco, che ripetiamo inizieranno il 4 settembre.

L'unico altro punto di sbocco per questo flusso di mezzi pesanti è il passo del Brennero, dove già ci sono code chilometriche dovute alle limitazioni che l'Austria impone da anni ai camion che attraversano la regione austriaca del Tirolo per andare in Germania, con l'obiettivo di ridurre l'inquinamento e incentivare parte di queste merci sui treni. Le imprese di autotrasporto italiane hanno sempre protestato contro queste limitazioni. Da tempo sia l'Italia che la Germania chiedono alla Commissione europea di intervenire per garantire la libera circolazione delle merci. Oggi il ministero delle Infrastrutture ha fatto sapere che sta lavorando a un «ricorso in Corte di Giustizia contro i divieti unilaterali austriaci, a fronte dello stallo nel negoziato promosso dalla Commissione».

L'Austria dal canto suo ha sempre sottolineato come la decisione di limitare la circolazione dei mezzi pesanti sul Brennero per spingere il trasporto ferroviaio sia coerente con il Green Deal europeo, l'ambizioso piano pluridecennale di decarbonizzazione.

«Abbiamo un problema serio da affrontare per garantire gli interscambi ed evitare il rischio di isolamento del nostro Paese dai mercati europei», afferma il presidente di Anita, Riccardo Morelli. «Permangono inoltre la necessità di un ruolo incisivo delle Istituzioni europee nel coordinamento delle politiche degli Stati interessati dall'attraversamento delle Alpi, così come le esigenze di ammodernamento e sviluppo delle infrastrutture stradali e ferroviarie da soddisfare per centrare gli obiettivi europei sulle TEN-T, sullo shift modale e sulla diffusione di una mobilità green».

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