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25 settembre 2020, Aggiornato alle 17,23
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Formazione, Uiltrasporti: "Una giungla, senza Stato, di privati"

Il sindacato chiede alla nuova legislatura una riforma del sistema con una gestione pubblica strutturata


Troppe società private, gestione statale nulla. Spese a carico del dipendente, giungla di corsi privati, educazione scolastica incapace di permettere al giovane ufficiale di imbarcarlo appena diplomato. Assenza di un collocamento della gente di mare. La formazione marittima in Italia se la passa male. «Chiediamo a questa nuova legislatura la realizzazione di un progetto di riforma complessiva del sistema marittimo italiano con la rinascita del dicastero della Marina Mercantile», afferma Uiltrasporti in una nota.

Giungla di privati
Secondo il sindacato, le istituzioni italiane recepiscono le disposizioni internazionali di IMO e ILO in ritardo, appesantendole con la burocrazia, «emanando disposizioni molto più rigide e restrittive rispetto agli altri Stati europei ed extraeuropei». Il risultato è che tra le migliaia di marittimi italiani c'è disorientamento e «disperata rassegnazione, perché obbligati a seguire quanto disposto dagli organismi ministeriali per poter lavorare». La formazione è a carico del marittimo, dovendo non solo spendere di tasca propria – se non è la società per cui lavora a farlo – ma anche cercare il corso che gli serve, in «una giungla della formazione privatizzata e liberalizzata, con centri insufficienti rispetto alle richieste e in alcuni casi addirittura di proprietà di armatori». Eclatante, secondo Uiltrasporti, il caso dei corsi per le certificazioni obbligatorie MAMS (mezzi di salvataggio) e MABEV (mezzi di salvataggio veloci) per il personale in ruolo di appello nel piano sicurezza nave, svolti in Italia da un solo centro di formazione con marittimi in lunga lista di attesa.

Un collocamento della gente di mare
I limiti iniziano già a scuola, dove il solo diploma non basta per imbarcarsi, sia come allievo ufficiale che come membro di equipaggio. In sostanza, Uiltrasporti chiede l'ingresso dello Stato nella formazione dei marittimi. Un nuovo sistema formativo «che non sia più alla mercé di una serie di agenzie private, ma che sia gestito da un unico soggetto pubblico, come avviene in altri settori del trasporto; il cui costo economico non gravi sulle tasche dei lavoratori, ma sia attribuito alla parte datoriale armatoriale, come in qualsiasi altra realtà industriale». Per esempio, un collocamento centralizzato per la gente di mare.