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30 settembre 2022, Aggiornato alle 18,08
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Estensione registro, Assarmatori: "Aiuti fiscali? È disinformazione"

Secondo Messina il decreto che sta preparando il governo, oltre a rispondere a un obbligo comunitario pone un limite del 50 per cento sui redditi ammessi a beneficio nelle attività di terra

(andressolo/Flickr)

«Sono apparse sulla stampa notizie secondo cui una norma inserita nella bozza del "Decreto Trasporti" costituirebbe un aiuto fiscale estensivo rispetto a quello oggi presente in favore degli armatori italiani, tale addirittura da mettere a rischio la concorrenza nel settore, richiamando in merito l'attenzione della Commissione europea. Questa impostazione, ipotizzata da alcuni attori politici e sindacali, è fuorviante e fa pensare che siano intervenuti su queste tematiche legate all'armamento e alla portualità non in possesso delle necessarie e corrette informazioni e quindi senza alcun approfondimento tecnico e altresì con una buona dose di retorica». Lo ha detto Stefano Messina, presidente di Assarmatori, rispondendo alle critiche dei sindacati sull'estensione dei benefici fiscali del Registro internazionale a tutte le imprese marittime con navi battenti bandiera italiana. 

«Questo regime - spiega Messina - è in vigore da 24 anni e la novità in questione è invece figlia di una decisione della Commissione europea di giugno 2020, che va proprio nella direzione contraria rispetto a quanto paventato. I beneficiari dell'aiuto al trasporto marittimo potranno considerare le attività a terra nei redditi ammessi a beneficio nel limite del 50 per cento, come chiesto proprio dalla Commissione per uniformare il nostro regime a quello degli altri Stati membri della Ue. Non si dimentichi che l'organo dell'Unione ha imposto all'Italia di applicare questa misura entro gennaio 2021: il rischio, quindi, più che una reprimenda al nostro Paese per l'adozione di tale normativa, sarebbe semmai quello dell'apertura di una procedura di infrazione per non averlo ancora fatto a distanza di 15 mesi dallo spirare del termine». Messina sottolinea che «questo regime è garantito solo alle imprese che hanno la sede in Italia: assurdo e strumentale fare riferimento ad altri soggetti».

«Infine - conclude Messina - sollevare questa capziosa polemica sul nulla quando ci si appresta finalmente a mettere in sicurezza un regime essenziale, che come chiaro a tutti consente di avere un sistema competitivo in Italia, il noto Registro Internazionale, appare inutile e dannoso. A valle di tutto questo, Assarmatori, abituata al dialogo e al lavoro con la pubblica amministrazione e le parti politiche e sociali, continuerà a lavorare nell'interesse della filiera della blue economy e soprattutto di quello delle migliaia di posti di lavoro ad essa strettamente correlati».

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