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24 maggio 2024, Aggiornato alle 08,55
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Eventi

Diciassette quintali di rifiuti rimossi nel Lago di Bolsena

La pulizia ha visto coinvolti subacquei di Marevivo, della Soprintendenza, dei Carabinieri Subacquei di Roma e della stazione di Bolsena e il Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Civitavecchia


Bombole del gas, un estintore, pneumatici fuori uso, uno scaldabagno, un lavandino da cucina, pentole, griglie elettrosaldate metalliche, vetro, teli in plastica, tubi in plastica e metallo e frammenti di imbarcazione. Sono alcuni dei rifiuti rimossi – su un totale di 17 quintali – lo scorso 21 aprile nell'importante operazione di pulizia del fondale del Lago di Bolsena, in corrispondenza del sito archeologico sommerso del Gran Carro, organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, in collaborazione con la Divisione Subacquea di Marevivo e la supervisione delle Forze dell'Ordine, in sinergia con il Comune di Bolsena.

L'operazione è legata all'imminente apertura al pubblico di un percorso subacqueo, finanziato nell'ambito del Pnrr, dal titolo "Gran Carro – Abitato palafitticolo sommerso; messa in sicurezza, restauro, fruizione e valorizzazione" e fa seguito al Protocollo di intesa tra Marevivo e la Soprintendenza Archeologia – sottoscritto lo scorso 9 febbraio – per lo svolgimento di attività didattiche, formative, divulgative e formulazione di progetti e proposte di valorizzazione e di sviluppo della conoscenza per la tutela e salvaguardia di beni culturali sommersi, nonché per supporto tecnico, scientifico e didattico per attività di valorizzazione di ambienti storico archeologici sommersi, a rischio ambientale e di inquinamento.

La pulizia, che ha visto coinvolti decine di subacquei di Marevivo, del Servizio Archeologia Subacquea della Soprintendenza, di Aliquota Carabinieri Subacquei di Roma, dei Carabinieri Motovedetta Stazione di Bolsena, e il Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza - Stazione navale di Civitavecchia, realizzata in collaborazione con Impresa Gentili Restauri e Idealservice Soc. Coop, ha consentito di liberare da rifiuti spesso ingombranti e inquinanti in un'area archeologica che ad oggi rappresenta uno dei complessi meglio conservati della prima età del Ferro nell'Italia centrale, in cui si riconosce un'area abitativa rappresentata dalla cosiddetta "palafitta" e un'area di culto nell'enorme ammasso ellittico di pietre localmente denominato "Aiola".