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28 luglio 2021, Aggiornato alle 16,09
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Congestione porti, Yantian sta tornando alla normalità

La produttività del principale hub container della Cina è scesa fino al 20 per cento nell'ultimo mese. Ancora due settimane di collo di bottiglia. Maersk: "Il danno è fatto"

Il terminal di Yantian, a Shenzhen, in Cina

a cura di Paolo Bosso

Dopo un fermo di sei giorni sui container in esportazione, l'autorità portuale di Yantian, il principale hub container di Shenzhen, a sua volta uno dei principali porti commerciali della Cina, ha annunciato una graduale ripresa della produttività, scesa fino al 20 per cento nell'ultimo mese per via del rischio di focolai di coronavirus. Man mano che tornano a lavorare più persone, molte delle quali tenute in quarantena nelle ultime settimane, l'operatività del primo hub container cinese sta per tornare alla normalità.

Anche se ormai, sottolinea Maersk in un articolo sul suo sito che fa un quadro della situazione, «il danno è stato fatto». Le previsioni parlano di ancora due settimane prima di superare la congestione, cosa che continuerà a causare il dirottamento di navi verso altri porti. Solo da parte di Maersk sono oltre 300 le partenze che da oggi ai prossimi quindici giorni ometteranno Yantian e fino ad oggi sono 19 i servizi di linea colpiti da questi ritardi.

È un momento molto delicato per la logistica del trasporto, per una serie di motivi. Dopo il blocco di sei giorni a marzo del canale di Suez, è arrivata la congestione portuale di Yantian, ma anche quella dei porti di Shekou e Nansha, così come quelli di Los Angeles, Rotterdam, Anversa e Valencia, tra gli altri. Le ragioni sono molteplici. C'è una scarsa offerta di stiva delle portacontainer – cosa che per alcuni non è nient'altro che una speculazione opportunistica degli armatori, visto che per decenni sono stati in oversupply - e una ripresa economica portentosa che segue un anno di lockdown mondiale.

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Ma non è tutto qui. Per la logistica questo sarà ricordato come un periodo di giganteschi colli di bottiglia: i porti più grandi, più automatizzati, più tecnologici e veloci non riescono a gestire efficientemente un enorme flusso di merci che si sta riversando sulle loro banchine. Una tendenza che preoccupa più gli operatori di terra, i distributori, le aziende logistiche, i corrieri, i magazzinieri, più che gli armatori, visto che da questa situazione ne stanno uscendo con profitti che stanno facendo la storia dei bilanci aziendali, tramite noli marittimi che in alcuni casi hanno superato i 10 mila dollari. 

Il collo di bottiglia più importante in questo momento è a Yantian, data la sua importanza strategica: è il porto da cui si esportano la maggior parte delle merci di consumo destinate in Occidente. Per le navi che arrivano lì, l'attesa di uno o due giorni è diventata la normalità.

«La scelta di un partner in grado di fornire visibilità end-to-end sulla catena di approvvigionamento, insieme a molteplici flussi verso il mercato e una rete di asset controllata, diventa sempre più cruciale», secondo Maersk. 

Tag: maersk - economia