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24 settembre 2018, Aggiornato alle 17,23
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Cipro, la memoria interdetta riscoperta a Napoli

Una mostra documentaria nel complesso di Sansevero al Pendino sulla distruzione del patrimonio culturale greco dell'isola mediterranea. Fino al 14 novembre


di Marco Molino

E' un'immagine di Cristo che cattura in particolare la nostra attenzione lungo il percorso della mostra documentaria "Cipro – memoria interdetta", allestita dalla Comunità ellenica di Napoli e Campania nel complesso monumentale di San Severo al Pendino. Lo sguardo cupo, la mano alzata che benedice sullo sfondo azzurro. L'affresco di epoca bizantina fu realizzato in una delle tante chiese dell'isola e per secoli è stato ammirato dai fedeli. Almeno fino a quando, neanche quarant'anni fa, mani sacrileghe non lo hanno tagliato via tutto intero dalla parete, infilato in una capiente cassa e spedito nella residenza di un collezionista statunitense. La sorte di questo Gesù ortodosso è simile a quella di migliaia di preziose icone, mosaici, dipinti e manoscritti depredati dai luoghi di culto greci nella parte settentrionale di Cipro a seguito dell'invasione turca del 1974.


Un'esperienza lacerante per 200 mila abitanti autoctoni espulsi dall'esercito di occupazione, impegnato anche nella sistematica distruzione del patrimonio culturale ellenico. Molte opere sono state vendute illegalmente sui mercati di mezzo mondo. E solo in parte, come l'affresco di Cristo scoperto in America e le icone degli Apostoli ritrovate in Svizzera nel 1998, sono recentemente tornate a casa nel museo bizantino di Nicosia. Purtroppo non è stato così per le persone. "L'attuale regime turco vieta ancora ai greci di riappropriarsi dei propri beni – spiega Paul Kyprianou, cipriota e presidente della Comunità ellenica partenopea -. Non vogliamo fomentare odio, ma è pur vero che la devastazione del patrimonio storico favorisce un processo di esclusione: ci fa sentire stranieri in casa nostra".


L'intento di chi si è insediato con la forza, testimoniano le foto in mostra fino al 14 novembre, è quello di cancellare le tracce di un popolo anche dai luoghi sacri, svuotandoli dell'originaria funzione. Ecco che le chiese cristiane di Cipro nord sono diventate stalle, depositi, ristoranti, palestre e caserme. Talvolta addirittura bagni pubblici. Nei cimiteri croci e lapidi sono un cumulo di macerie. "Così si vuole uccidere la memoria – conclude l'ambasciatore di Cipro in Italia, Tasos Tzionis -, uccidere la storia con la colpevole tolleranza di chi resta a guardare".