|
Porto di Napoli
18 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,30
intersped

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

Eventi

Blue economy, Mediterraneo e terrorismo

Il futuro del turismo nel mare che rappresenta l'1 per cento della superficie oceanica ma un quinto del commercio marittimo


È la possibile alleanza fra trafficanti di essere umani e terroristi il pericolo maggiore che incombe sulla sicurezza del Mediterraneo e quindi sul turismo crocieristico, che in questo mare svolge un'attività strutturata da decenni. Ma, nonostante questi fattori che condizionano la geopolitica, le acque del Mediterraneo sono più sicure di quanto fossero in passato grazie alla presenza massiccia di mezzi della Marina militare italiana e della Nato. È questa la tesi che Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, ha illustrato al primo summit sulla Blue Economy Med, svoltosi oggi a Roma presso Unioncamere. L'assunto di base per gli operatori è stato il seguente: tutti, e quindi anche le compagnie da crociera, dovranno far fronte a una situazione di crisi permanente in materia di sicurezza. 

Il summit di Roma organizzato da Blue Vision, società spezzina presieduta da Giorgia Bucchioni, e sostenuto da Unioncamere (presente con il suo presidente Ivan Lo Bello), da Legambiente (rappresentata dal presidente Rossella Muroni) e Federagenti (con il presidente Gian Enzo Duci) ha affrontato le opportunità, le potenzialità, i ritardi e le disattenzioni italiane a un settore, quello della blue economy, in grado di attivare importanti investimenti e generare occupazione. Una riflessione collettiva tenuta insieme a parlamentari, rappresentanti del ministero dell'Ambiente, della Regione e dei porti.

Il mar Mediterraneo, ricorda Duci, rappresenta l'un percento della superificie oceanica globale ma ospita un quinto dei traffici marittimi del mondo. Un mare caratterizzato in questi ultimi anni da un sensibile aumento di interessi militari, con la Russia intenzionata ad annettere la Crimea, e commerciali, con i grossi operatori portuali cinesi intenti ad investire nei terminal portuali. La sfida, sottolinea Muroni, non è nella contrapposizione fra interessi economici e interessi ambientali bensì nella crescita congiunta ed equilibrata. 

Nel corso del summit sono state anche evidenziate alcune esperienze di punta della blue economy in Italia quale il porto turistico di Marina d'Arechi (presieduto da Agostino Gallozzi) progettato e costruito con una certa attenzione nell'uso di materiali eco-ompatibili.

I numeri della blue economy
- Il Mediterraneo rappresenta l'1 della superificie oceanica del mondo ma contiene circa il 20 per cento dei traffici marittimi
 
Occupati diretti e indiretti 5,4 milioni di europei
Occupati diretti 835 mila 
Imprese italiane 185 mila
2001-2015 crescita del 65,5 per cento dell'interscambio italiano con i paesi a rischio del Mediterraneo
Investimenti cinesi nel Mediterraneo dal 2001 ad oggi da 16,2 miliardi a 185 miliardi