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17 settembre 2021, Aggiornato alle 09,41
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Logistica

Autotrasporto, in Italia mancano 5 mila autisti

Saliranno a 17 mila nei prossimi due anni, calcola Anita. È una cronicità di tutti i Paesi industrializzati. Conftrasporto chiede modifiche al decreto flussi e politiche attive per rendere più appetibile questo mestiere

(ideowl/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

Non è tanto il dumping commerciale e sociale esteuropeo a caratterizzare in questo periodo il mondo dell'autotrasporto, quanto la mancanza di autisti. La ripresa economica post pandemia ha innescato un rialzo poderoso della domanda dei prodotti industriali e di consumo mettendo in crisi sia la produzione delle fabbriche (scarseggiano semiconduttori per i dispositivi elettronici e le automobili, per dirne una) che il mondo del trasporto. Sul mare, la crisi è nella difficoltà per i porti di sdoganare velocemente le merci in arrivo, con le navi che si accumulano in rada e arrivano in ritardo. I noli marittimi, anche per via della speculazione di mercato degli armatori riuniti in grandi alleanze, stanno toccando livelli mai visti primi. A terra mancano i camionisti, da anni. Oggi la situazione è cronica.

Anita, l'associazione degli autotrasportatori di Confindustria, calcola che le imprese italiane hanno bisogno attualmente di almeno 5 mila autisti, che saliranno a 17 mila nei prossimi due anni. Una situazione aggravata dalla pandemia ma principalmente legata alla scarsa attrattività del mestiere: logorante, seppur ben pagato. In una recente intervista del Corriere della Sera, Gerardo Napoli, amministratore delegato di un'azienda logistica salernitana, sta facendo fatica a trovare 60 camionisti con uno stipendio da 3 mila euro. Le catene inglesi John Lewis e Witrose offrono fino a 5 mila sterline di aumento annuo per i trasportatori.

Il problema è legato all'assenza di un ricambio generazionale, la fine di un ciclo che la pandemia ha accelerato. Un rapporto del sindacato tedesco DSLV (uno dei più grandi d'Europa) riferisce che ogni anno sono 30 mila gli autisti che lasciano la professione – la maggior parte per andare in pensione – ma solo 2 mila ottengono nello stesso periodo la qualifica professionale. Nei prossimi quindici anni due terzi degli autotrasportatori tedeschi andranno in pensione e sarà impossibile, se non si interviene con politiche attive, sostituirli tutti. Risultato, le imprese hanno flotte meno capaci di rispondere alla domanda di mercato, aumentano i tempi di attesa negli hub logistici e nei porti, le autostrade in queste zone tendono ad incolonnarsi più spesso.

Secondo Anita una parziale soluzione potrebbe essere l'inserimento nel prossimo "decreto flussi" di una quota dedicata agli autisti, permettendo alle imprese di autotrasporto di impiegare più immigrati. «Inizialmente – spiega il presidente di Anita, Thomas Baumhartner - il trasporto merci è stato escluso dal decreto flussi. Poi è stato ammesso, ma assieme ad altri settori, tipo edilizia e alberghiero. Tuttavia, il contingente per la logistica è stato subito esaurito dagli altri settori. Noi chiediamo una quota riservata esclusivamente per i conducenti di mezzi pesanti». Una soluzione a breve termine ma non risolutiva. Parallelamente, bisognerebbe rafforzare le politiche attive del lavoro, allocando i disoccupati e rafforzando gli istituti tecnici superiori per allargare il bacino di potenziali nuovi autisti.

Un altro fattore che influisce sulla scarsità di conducenti di mezzi pesanti è la difficoltà di acquisire la patente C, quella che con le sue diramazioni (C, C1, CE e C1E) permette di guidare camion lunghi e pesanti. La CE, per esempio, è per i mezzi lunghi fino a 14 metri con una massa fino a 20 tonnellate. Per ottenere patenti del genere si devono sborsare fino a 7 mila euro per circa un anno di pratica. Ma non basta, in Italia per diventare autotrasaportatore c'è bisogno ache della Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), ottenibile dai 21 anni in poi (oltre a richiedere la patente B). In quest'ultimo caso abbassare l'età a 18 anni potrebbe essere un modo per allargare il bacino. Per le imprese è rischioso sobbarcarsi tutte queste spese visto che una volta qualificato l'autista, a meno di vincoli contrattuali a loro volta disincentivanti, sarà poi libero di scegliere dove andare a lavorare.

Un buon modello viene dalla Lombardia del governatore Attilio Fontana e dell'assessore al Lavoro Melania Rizzoli: ottomila euro alle imprese che assumono e tremila per ogni lavoratore che acquisisce la CQC. È il piano "Formare per assumere" avviato a fine luglio dalla Regione. Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, ha detto che ora  «chiederemo a tutte le Regioni di assicurare le medesime condizioni introdotte per l'autotrasporto dalla Lombardia».

Anche gli Stati Uniti, il principale paese di mezzi pesanti, soffrono problemi simili e anche loro stanno pensando di assumere immigrati ma, così come in Italia, la burocrazia allunga tremendamente i tempi con imprese che aspettano di assumere immigrati con contratti stipulati nel 2017. L'American Trucking Associations stima che già nel 2019 mancavano 60 mila autisti, nonostante siano cresciuti dell'1,7 per cento a 3,6 milioni di lavoratori. Nel 2023 quelli mancanti potrebbero salire a 100 mila.

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