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22 maggio 2020, Aggiornato alle 15,17
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Assarmatori: traghetti incassano cinquanta volte meno

Stefano Messina chiede al governo l'equiparazione dei servizi marittimi a quelli aerei, applicando gli articoli 67 e 79 del "Cura Italia"


I traghetti, il cabotaggio tirreni e adriatico, è a un passo dal fermarsi. Dovrebbero beneficiare quanto prima del "Cura Italia", negli stessi termini in cui ne beneficia l'aereo, equiparando volo e navigazione. Lo denuncia e lo chiede Assarmatori. «Siamo vicini al punto di non ritorno. Devono essere necessariamente prese le misure d'emergenza che gli armatori stanno richiedendo urgentemente oppure non ci sarà altra alternativa al blocco dei collegamenti nazionali operati dai traghetti. Non una serrata ma l'inevitabile collasso generale di quella che finora rappresenta un'eccellenza mondiale nel nostro Paese», afferma il presidente Stefano Messina.

L'insieme delle compagnie marittime italiane che operano nel Mediterraneo trasportando passeggeri conta circa 350 navi. Grimaldi, per dirne una, possiede la più grande flotta di navi ro-ro pax al mondo, «ma da quando è esplosa l'epidemia Covid-19 la situazione si è fatta insostenibile», ha detto Messina. 

Assarmatori chiede la parificazione dei servizi di collegamento con le isole a quelli aerei, considerati di servizio pubblico, con l'estensione alle compagnie marittime dell'articolo 79 del decreto Cura Italia e il 67. Quest'ultimo serve alle imprese ad accedere a nuovi finanziamenti. Ma non basta, si chiede un fondo di compensazione per i danni subiti dalle aziende che esercitano servizi marittimi di trasporto di cabotaggio e di collegamento con le isole e di integrare con capitali pubblici il fondo Solimare che ha finora garantito, con il solo finanziamento diretto delle imprese e dei lavoratori, il sostegno ai marittimi senza lavoro, «ma le cui risorse - conclude Messina - sono adesso insufficienti per sostenere un'emergenza di tale portata».  

Assarmatori ha calcolato che nell'ultimo mese gli armatori di questo settore hanno incassato cinquanta volte meno, cioè il 500 per cento in meno. Per le restrizioni quasi totali alla mobilità, infatti, i traghetti non possono praticamente più imbarcare passeggeri, se non i pendolari. Le prenotazioni estive sono azzerate e, semmai riprenderanno, saranno il flusso di cassa indispensabile alla tenuta dei conti e alla continuità aziendale. Queste aziende, infatti, hanno strutturalmente un margine operativo lordo negativo da ottobre a marzo, poi tra la primavera e l'estate incassano quanto serve per riportare i conti in equilibrio. Si deve evitare, spiega Messina, «che le autostrade del mare interrompano ogni servizio, che le isole maggiori e minori, dove vive un quinto della popolazione italiana, perdano il contatto con il resto del Paese, che il trasporto di merci vitali si blocchi, che decine di migliaia di marittimi perdano il lavoro, bisogna permettere a queste aziende di sopravvivere».