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11 dicembre 2019, Aggiornato alle 16,54
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Allarmi sonori a bordo, storia di un incendio "rumoroso"

Sono essenziali sulle navi gli strumenti di segnalazione del pericolo. Ma talvolta l'eccesso può essere controproducente. Il racconto di un ufficiale


di Enrico Calzolari - DL News

Dopo aver letto l'analisi sugli allarmi sonori e l'emergenza a bordo, mi è venuto in mente un incendio avvenuto sulla Turbonave Leonardo da Vinci nell'anno 1965, mentre ero imbarcato come più giovane commissario. Avevo l'obbligo della comandata serale al ballo di classe lusso, in cui prestavo il servizio giornaliero, almeno fino alla mezzanotte. Dopo la comandata passavo in plancia a salutare un compagno di classe dell'Istituto Nautico, col quale ero sempre in lizza per verificare chi finisse per primo il compito di navigazione, che era sottordine nella guardia da mezzanotte alle quattro. A volte, in navigazione atlantica, senza alcuna nave in vista, facevamo ripasso dei segnali morse a lampi. Una sera, dopo essere giunto in plancia, suonò l'allarme incendio. Il segnale dava incendio in cambusa, ed era anche stato confermato via telefono dalla centrale dei vigili del fuoco. 

L'ufficiale capo-guardia prese allora una torcia e scese verso il ponte della cambusa, incaricando il sottordine di avvisare subito il comandante. Mentre il marinaio era andato alla ricerca del comandante, vi fu la telefonata di un passeggero che stava passeggiando all'aperto nella zona di poppa, e che stava vedendo fumo uscire da uno dei tubi avvisatori di incendio. A quel punto anche il sottordine prendeva una torcia e si recava nella zona in cui era stata segnalata la fuoriuscita di fumo, dandomi l'incarico sia di controllare la posizione di una nave che stavamo raggiungendo, sia di cercare di comunicare con l'ufficiale capo-guardia attraverso la centrale dei pompieri circa il nuovo allarme e sia di continuare a far cercare il comandante. 

Nessuno dei due ufficiali di guardia aveva però chiesto di spegnere gli allarmi sonori. Non trovandosi il comandante, quando il sottordine telefonò in plancia dicendo che l'indicazione del tubo faceva riferimento a incendio in cambusa, mi incaricò allora di far cercare il comandante in seconda, mentre egli si sarebbe recato nella zona dell'incendio per riferire all'ufficiale capo-guardia che, fortunatamente, l'incendio era uno solo ed eventualmente ricevere nuovi ordini. Dopo circa dieci minuti si presentò in plancia il comandante in seconda, il quale mi chiese perché ero lì, cosa stessi facendo e mi arronzò chiedendomi perché non avessi spento tutti gli allarmi sonori, che lo stavano infastidendo e che avrebbero potuto anche far perdere la concentrazione al timoniere. 

Nel mentre egli iniziava a spegnere gli allarmi sonori, mi giustificai dicendo che io non potevo permettermi di manomettere il ricevimento dei segnali, perché non ero abilitato a ciò e il mio compito era solo quello di relazionare sul succedersi degli eventi al comandante, intervenendo soltanto presso il timoniere qualora si fosse verificato un pericolo di eccessivo avvicinamento alla nave che stavamo raggiungendo, cosa peraltro ancora remota. Visto che stavo adempiendo compiutamente agli incarichi ricevuti, chiesi di potermi allontanare dalla plancia. Il Comandante in seconda mi disse di no, che dovevo restare a sua disposizione, precettato fino a che l'incendio non fosse stato spento. Quella notte non si poterono rintracciare né il comandante né il cambusiere, per cui fu necessario usare le asce per scardinare la porta della cambusa. Dopo un'ora arrivò la telefonata dell'ufficiale capoguardia che comunicava che la porta della cambusa era stata scardinata e che l'incendio all'interno stava ormai scemando perché era entrato in funzione lo sprinkler automatico. Mi sono sempre chiesto se l'arronzata ricevuta fosse corretta o meno, visto il rischio che l'eccesso di segnali sonori comporta.
 

Tag: sinistri