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07 aprile 2020, Aggiornato alle 16,21
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Armatori - Infrastrutture

Alimentazione in banchina delle navi, una questione di costi

Attualmente per gli armatori non è conveniente ricorrere alla ricarica a terra con energia prodotta dalla rete nazionale


di Flavio ScopinichDL News

Una riflessione sulla elettrificazione dei terminal portuali (cold ironing), con annesse le navi elettriche o ibride. Personalmente le navi elettriche le vedo male per questioni di autonomia (forse per piccolo cabotaggio, o navigazione su laghi e fiumi, dove è possibile fare ricariche ad intervalli di tempo molto brevi, ma non di più). Le ibride le vedo meglio, in quanto potrebbero avvicinarsi alla costa ed entrare nei porti con emissione zero. Se poi i porti fossero attrezzati con i punti di ricarica, le navi ibride potrebbero trovare facile impiego.

Nell'ultima riunione di Atena, si è posto differenza di costo del KW/ora tra prodotto sulla nave (utilizzando combustibile esentasse da dogana), ed il KW/ora prodotto dalla rete nazionale utilizzando combustibile gravato dalle Accise. A meno di una legge che obbligasse gli armatori a tenere i generatori fermi in porto, è difficilmente credibile che l'armatore "spontaneamente" possa optare per la soluzione "alimentazione da terra"; l'unica soluzione sarebbe quella che il costo della energia fornita da terra fosse "uguale" di quella prodotta a bordo.

Una strada sarebbe quella del contributo esterno (lo Stato, il Comune, ecc.), dato che nella comunità europea le sovvenzioni statali agli armatori sono vietate, per ragioni di libera concorrenza, si potrebbe percorrere la strada di dimostrare che il contributo statale non è un vantaggio per l'armatore, in quanto pagando lo stesso prezzo, non avrebbe nessun vantaggio, ed in fin dei conti, il beneficio andrebbe non alla società armatrice ma agli abitanti della città, da qui la logicità di richiedere un contributo da parte di Stato o Comune.

In realtà l'armatore, da questa soluzione, avrebbe un vantaggio diretto ed uno indiretto. Il vantaggio diretto sarebbe quello (tenendo fermi i generatori in porto), di ridurre le ore/moto dei generatori di bordo riducendone l'usura e prolungandone la vita. Il vantaggio indiretto, sarebbe quello che potrebbe avere una maggiore opportunità di provvedere ad una manutenzione più approfondita dei generatori in quanto fermi (tipo di manutenzione non possibile con i generatori in moto).